NORTH FACE – UNA STORIA VERA

Quentin Tarantino celebra il bergfilm – montagne innevate e grandi passioni, a volte anche per le belle montanare - in una scena di “Bastardi senza gloria”. Il critico cinematografico britannico travestito da tedesco incuriosisce i nazisti per il suo strano accento (poi si tradirà, ordinando tre birre nella maniera sbagliata). Interrogato, risponde che viene dal Piz Palü e da piccolo aveva fatto una comparsata nel film diretto dalla coppia G. W. Pabst e Arnold Frank, con Leni Riefenstahl attrice-scalatrice-sciatrice. Philipp Stölzl rende omaggio al genere – scomparso con la seconda guerra mondiale – per l’intero e imperdibile “North Face”. Non importa se la montagna vi mette le vertigini, se amate solo paletta e secchiello, se a mille metri già boccheggiate: sarebbe come rifiutarsi di vedere “Titanic” perché Leonardo DiCaprio e Kate Winslet stanno su un transatlantico e voi soffrite il mare. Da scalare, siamo negli anni Trenta, c’è la parete nord dell’Eiger, nell’Oberland bernese (Clint Eastwood girò da quelle parti il malriuscito e spionistico “Assassinio sull’Eiger”). Pietra e ghiaccio spesso franosi, clima che cambia all’improvviso, tanti alpinisti caduti che la parete nord (in tedesco Nordwand) fu ribattezzata Mordwand, parete della morte. Non bastarono a scoraggiare le gare tra scalatori. Tanto più che la parete a piombo aveva comodi punti di osservazione: bastava un binocolo, dalla comodissima terrazza di un hotel sulla Kleine Scheidegg, per vedere gli alpinisti (e anche le disgrazie) in diretta. Lì stavano i giornalisti, per i più spericolati c’era la fermata Eigerwand del trenino della Jungfrau, a 2800 metri. Nel 1935 la parete nord dell’Eiger era ancora inviolata, fu conquistata nel 1938. Nel mezzo, il tentativo di Toni Kurz e Andi Hinterstoisser, due alpinisti bavaresi che sognavano la gloria e l’oro olimpico, in gara con gli austriaci Edi Rainer e Willi Angerer. Partirono separati, la notte del 18 luglio, e al primo nevaio decisero di proseguire insieme. Tra mille difficoltà tecniche (i classici bergfilm richiedevano anni di riprese, la montagna si doveva vedere in tutto il suo splendore, vietati i trasparenti dietro gli attori in studio), Philipp Stolzl non dimentica la sceneggiatura. Fa incontrare poco prima della partenza l’alpinista Toni con una sua vecchia fiamma, aspirante giornalista. Lei lo osserva dalla terrazza e quando tutto sembra perduto, con le scarpette da città, fa la sua parte.

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