SHREK E VISSERO FELICI E CONTENTI

Anche gli orchi soffrono. Dopo aver liberato la principessa Fiona prigioniera, scoperto che la principessa Fiona nottetempo si trasforma in un’orchessa (in attesa di qualcuno che baciandola scioglierà l’incantesimo: finalmente sarà verde, grassa e con le orecchie a trombetta anche di giorno), dopo aver impalmato la femmina dei suoi sogni e fatto con lei tre orchetti pestiferi, Shrek si ritrova in piena crisi. Vorrebbe di nuovo rotolarsi nel fango, usare come carta igienica le favole illustrate, spaventare Pinocchio, l’omino di zenzero, gli antipatici visitatori del regno di Molto Molto Lontano che gli chiedono l’autografo e vogliono farsi fotografare al suo fianco. Per un tuffo nei bei tempi selvaggi si affida al mago Tremotino, parruccato a seconda degli stati d’animo, suadente quando si tratta di strappare una firma in calce al contratto, furioso quando vede i suoi piani messi in pericolo. Lo sventurato Shrek cade nella trappola (cosa sarà mai un giorno di vita in cambio di una bella sguazzata nella palude che lo vide felice e solitario?) e si ritrova come James Stewart nel film di Frank Capra “La vita è meravigliosa”. Spaesato in un mondo che non conosce la sua esistenza: Fiona è una virago al comando di un esercito di streghe, Ciuchino non lo riconosce, noi non riconosciamo il Gatto con gli Stivali, grasso e pigro (ma ancora in possesso dei suoi convincenti occhioni). Dovrà baciare la virago prima che il sole tramonti, per ritornare alla sua vita di prima, che in fondo non era poi male. Il quarto “Shrek” della serie cominciata nel 2001 avanza stanco e un po’ depresso come il suo protagonista, precocemente assillato dalle paturnie della mezza età. Già del terzo film, per la verità, con il cugino Artù e Mago Merlino che scambia i corpi di Ciuchino e del Gatto, si poteva fare a meno. Il primo e il secondo però sono fantastici, pieni di gag e con strepitose colonne sonore, sempre che non vi ostiniate a preferire un attore in carne e ossa con una gamma di espressioni che va dalla A alla B a un disegno ben animato. Si avverte la voglia di sfruttare un filone redditizio, anche se mancano idee su come far proseguire la storia. Una favola che si rispetti, anche se raccontata al contrario, si conclude con un matrimonio. Ogni aggiunta è da considerarsi spuria. Ora resta solo la possibilità di un prequel: la vita di Shrek prima che si mettesse a salvare principesse.

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