L’APPRENDISTA STREGONE

Gli antenati nobili sono Goethe che nel 1797 scrisse la ballata, Paul Dukas che cento anni dopo ne ricavò un poema sinfonico, Walt Disney che nel 1940 la scelse per uno dei numeri di “Fantasia” (gli altri erano la “Danza delle ore” di Amilcare Ponchielli, con gli ippopotamini danzanti in tutù, la “Pastorale” di Beethoven, dove ballavano i centauri, la Sagra della Primavera di Igor Stravinskij, che faceva da colonna sonora al caos primordiale, in attesa che arrivassero sulla scena i dinosauri, subito estinti ). Gli antenati meno nobili sono i due film prodotti da Jerry Bruckheimer, diretti da Jon Turteltaub con Nicolas Cage protagonista, “Il mistero dei templari” e “Il mistero delle pagine perdute”, ovvero le imitazioni all american del “Codice da Vinci”. I maligni aggiungeranno tutti i film in cui Nicolas Cage ha accettato di indossare i più tremendi parrucchini. Gli antefatti risalgono al mago Merlino e alla cattiva fata Morgana, imprigionata in una matrioska che ad aprirla è peggio del vaso di Pandora, non ci sarà mai pace nel mondo. La pupattola ancora ben sigillata finisce in un sinistro negozietto di New York, molto somigliante a quello che Stephen King descrive in “Cose preziose”. Ci finisce un bambino di dieci anni, rincorrendo il biglietto lasciato da una ragazzina (colpo di vento, ruota di bicicletta, cestino dei rifiuti: una delle complicatissime vie che il destino usa per acchiappare i predestinati). Dieci anni dopo, ritroviamo Dave all’università, con al dito l’anello a forma di dragone ricevuto in dono dal mago buono Balthazar Blake, mentre il cattivo mago ungherese Mazim Horvath (l’attore è il sudamericano Alfred Molina, in pastrano bordato di pelliccia e cappello) si ripresenta sulla scena newyorchese. Nicolas Cage, che non si pettina mai la parrucca, al massimo un cappello e via, arruola l’inesperto studente, dopo un corso accelerato di magia, come aiutante nell’eterna lotta del male contro il bene. Poco o niente ricorda il disegno animato disneyano, dove Topolino tirava le falde del frac al maestro Stokowski e si faceva sostituire nelle pulizie da un’infaticabile scopa portatrice d’acqua. Monica Bellucci è la fata Morgana, scarsa di talento come al solito. Più vivaci della diva da esportazione, un’aquila del Chrysler Building di New York e il dragone di una parata cinese che sputa fiamme vere.

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