FISH TANK

Film come questo misurano con precisione la distanza che separa il cinema italiano dal resto del mondo. Andrea Arnold è alla sua seconda regia, che con la prima condivide l’ossessione per i casermoni popolari. In “Red Road” eravamo a Glasgow, la protagonista tornava a casa dopo aver trascorso le otto ore di lavoro guardando una parete di schermi per la sorveglianza, dando l’allarme in caso di necessità. In “Fish Tank” siamo nell’Essex confinante con la grande Londra, il titolo indica certi palazzoni con le pareti in vetro costruiti in mezzo al nulla sociale. (Ora sappiamo perché l’hinterland milanese e certi balconcini inquadrati da Silvio Soldini in “Cosa voglio di più” sembrano di cartone anche se non lo sono). In uno dei piccoli acquari dentro il grande acquario vive la quindicenne Mia, con la giovane madre ubriacona e una sorella minore. Disadattata è dire poco: non si leva mai il cappuccio della felpa, viene presa in giro dai compagni di scuola e risponde più che a tono, cerca di liberare cavalli alla catena, va dove non la vede nessuno e si esercita nell’hip hop. (Ora sappiamo che il dramma degli adulteri di Soldini, che non sanno quando e dove consumare, non basta per reggere un film). Le cose cambiano quando la mamma porta a casa un fidanzato nuovo, e a differenza di quel che potremmo immaginare non è un avanzo di galera. E’ bello, è sexy, è gentile, va in cucina a prepararsi la colazione con un paio di calzoncini che più bassi di così uno se li ritrova alle ginocchia, organizza perfino una gitarella familiare. (Ora sappiamo perché Pierfrancesco Favino ci era sembrato scarso come oggetto del desiderio). Allo stagno dei pesci le cose si complicano, e Andrea Arnold può esibire tutta la sua bravura nelle scene di sesso (ecco perché non abbiamo mai creduto alla passione tra Favino e Alba Rohrwachernel motel da 50 euro, pareva di sentire le indicazioni del regista: “Su quel gomito, giù quella coscia, un attimo che bisogna rinfrescare il trucco sulle chiappe”). Cast spettacolare, che si fa perdonare qualche scivolamento alla Ken Loach. Michael Fassbender era la spia doppiogiochista (ex critico cinematografico) che intrattiene i nazisti parlando di Leni Riefenstahl e del Pitz Palù in “Bastardi senza gloria” di Quentin Tarantino. Katie Jarvis è stata presa dalla strada (mentre litigava con il fidanzato).

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