THE BOX – C’E’ UN REGALO PER TE

Il dilemma etico si rincorre da Aristotele a Diderot, ed è conosciuto con la formula (attribuita a Jean-Jacques Rousseau) “uccideresti un mandarino cinese?”. Carlo Ginzburg ricostruisce il dibattito in “Occhiacci di legno” (dal “Pinocchio” di Collodi: “Occhiacci di legno, perché mi guardate?”), capitolo “Le implicazioni morali della distanza”, proponendo al lettore un dialogo dal “Père Goriot” di Balzac. Rastignac medita un ricco matrimonio che lo coinvolgerebbe in un assassinio, e si consulta con un amico: “Cosa faresti se qualcuno ti proponesse la ricchezza, e in cambio ti chiedesse di uccidere, con la sola volontà e senza muoverti da Parigi, un vecchio mandarino della Cina?”.  Lo stesso dilemma sconvolge la vita di Norma e Arthur Lewis, coppia di sposi nella Virginia del 1976. Lei, insegnante di sostegno, ha appena saputo che le toglieranno l’incarico, a lui hanno detto che non diventerà mai un astronauta. Sullo zerbino, trovano una scatola con un biglietto. Nella scatola, un pulsante e la comunicazione che il signor Steward si farà vivo con una proposta. Lo sfregiato si presenta, spiega che premendo il pulsante possono guadagnare un milione di dollari. Qualcuno che non conoscono morirà, loro incasseranno il malloppo esentasse. Hanno 24 ore per decidere. La storia, uscita nel 1970 su Playboy, appartiene al repertorio di Richard Matheson, che l’anno dopo adattò il suo racconto “Duel” per un regista debuttante che si chiamava Steven Spielberg, e tra molte altre cose scrisse “Io sono leggenda” e “Tre millimetri al giorno”. Pubblicata da Fanucci nella raccolta “The Box”, era intitolata in originale “Button, Button”. Quando Matheson fu arruolato da Rod Serling tra gli autori di “Ai confini della realtà”, l’episodio venne adattato per la serie (e rispuntò il cinese, come nella versione radiofonica, “The Chinaman Box”). Richard Kelly è il regista di “Donnie Darko” e di “Southland Tales”(confuso quando fu presentato a Cannes, rimasto tale dopo i tagli e il rimontaggio). Non possiamo pretendere da lui la sintesi e la logica ferrea che reggono il racconto o l’episodio tv, che pure hanno finali diversi. Aggiunge molto, anzi troppo, ma sa creare atmosfere così torbide che andarsene è impossibile. Salvano dall’assurdità una bravissima Cameron Diaz e un sinistro Frank Langella, battezzato Arlington come il cimitero di guerra.

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