PANICO AL VILLAGGIO

Follia pura, come tanti film che arrivano dal Belgio. Tre milioni e mezzo di euro spesi per animare i pupazzetti di plastica con cui giocano i bambini (giocavano, ora hanno l’iPad, ma un’applicazione farebbe felici i genitori come e più del trenino elettrico). L’indiano, il cow boy, il contadino sul trattore, gli animali della fattoria, la lattaia, il postino, il sommozzatore, il poliziotto armato di manganello, tutti con la loro bella pedanina verde per stare in piedi (uguali ai soldatini di “Toy Story”, che però erano monocolore, e agli “Small soldiers” di Joe Dante). Due anni per il copione, 260 giorni tra preparazione e riprese, 40 dischi rigidi di+a 500 GB per conservare il materiale. Più un petardo gigante, 200 litri di colla, 24.000 spiedini, 60 chili di plastilina, 1500 figurine, 16 animatori, mille mollette da bucato, un eccezionale rumorista. Risultato strepitoso: alla fine vien voglia di rivedere il film dall’inizio (anche di chiedere cosa mangiano, bevono, fumano Stéphane Aubier e Vincent Patar). Prima lavoravano da soli, producendo cinque minuti l’anno, poi hanno trovato un produttore coraggioso abbastanza da tentare il lungometraggio, dopo il grande successo – non solo belga, francese, inglese, vanno forte anche in Corea, Giappone e Iran - della serie tv. Al villaggio abitano Indiano e Cowboy, che dormono nei loro lettini finché il gallo (anche lui plastica e pedanina verde d’ordinanza) canta. Funge da genitore Cavallo, che legge il giornale sdraiato sul divano e proprio quel giorno compie gli anni (tra i regali, un berrettino con la sinfonia 40 di Mozart e una balla di fieno ricoperta di Nutella). Ci siete? Dobbiamo ancora arrivare alla scena in cui un pinguino cingolato uccide con una palla di neve la mamma di Bambi. I cavalli ballano in discoteca, sotto la palla di specchi rotante, suonano il pianoforte (la tastiera è appoggiata a terra), se innamorati pattinano sul ghiaccio con una sciarpa da Isadora Duncan. L’oggetto del desiderio si chiama madame Longrée, ha una magnifica criniera rossa, nell’originale francese è doppiata con la voce di Jeanne Balibar, la più snob delle attrici parigine. Per il doppiaggio italiano incrociamo le dita: l’originale imita i bambini che mentre muovono le sagome fanno le vocette. Non vedrete mai più una stranezza simile, sicuramente non l’avete mai vista. Fate un tentativo, anche se il sole splende e la spiaggia chiama.

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