BRIGHT STAR

"La poesia non ha niente di poetico". Vivaddio: lo dice John Keats (non un qualunque strutturalista o un combinatore di versi uscito dal Gruppo 63) e certo non saremmo noi a contraddirlo. La biografia ne fa il campione dei poeti romantici, morto a 25 anni di tisi dopo un inutile viaggio a Roma, dove alloggiò in Piazza di Spagna (né Blake, né Wordsworth, né Coleridge, né Byron né Shelley, che annegò dalle parti di Lerici, nel golfo che da allora turisticamente si chiama golfo dei poeti, possono competere). John Keats visse un solo amore, del tutto platonico se non per la lettura sospirosa di qualche verso, improvvisate lezioni di poesia, parole e sussurri scambiati attraverso una parete sottile: sembra che in punto di morte si sia pentito per non avere osato qualcosa oltre ai baci. Jane Campion – mai così brava, neanche in “Lezioni di piano” – dirige l’unica biografia di poeta innamorato, povero, e pure strapazzato dalla critica, che guardiamo con ammirazione senza trovargli un difetto, un sussulto di retorica, una sbavatura sentimentale (meno che mai un poveretto spettinato che cammina nervosamente nella stanza in cerca di ispirazione, poi scrive due o tre parole con la penna d’oca, poi straccia il foglio e lo butta via, come abbiamo visto in “Shakespeare in Love”). Fanny Brawne nel 1918 aveva 18 anni, John Keats ne aveva 23, dividevano la stessa minuscola casa di Hampstead. Lei abitava con la madre, la sorella e un fratello. Lui abitava con l’amico Charles Brown, un tipo gagliardo e robustissimo, per niente platonico nei suoi amori ancillari e contrario alle passioni del suo protetto. La fanciulla si cuciva da sola meravigliosi vestiti con triple collarette, confessando di non capire la poesia (da qui le lezioni, e certi abitini intonati al prato di fiordalisi: beata la regista che riesce a farlo senza scivolare nel ridicolo). Una formale proposta di matrimonio era fuori discussione, le ragazze a quell’epoca non sposavano gli squattrinati. Il titolo viene da una delle poesie dedicate alla “fulgida stella” Fanny, lo ritroviamo sulla copertina del libro di Elido Fazi: “Bright Star – La vita autentica di John Keats”. Jane Campion – perfino il sanguinario Quentin Tarantino le ha scritto un biglietto di complimenti – ha scelto tre attori di rara e non sdolcinata bellezza: il nasino di Abbie Cornish non si dimentica, con il pallore di Ben Whishaw e i modi bruschi di Paul Schneider.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi