IL PADRE DEI MIEI FIGLI

La vita agra del produttore indipendente, oggi. I debiti e le giornate trascorse al cellulare per tranquillizzare banche e creditori, buttando lì l’idea di una proroga. I capricci dei registi-artisti, convinti che un budget o un piano di produzione rispettati siano la morte dell’arte. Il pubblico che per i film d’autore diminuisce, anche nel paese dell’eccezione culturale e della cinefilia spinta. La moglie e i figli da raggiungere in campagna nel fine settimana, mica si può fare sempre il padre per procura. I giovani registi da far debuttare, sperando che abbiano una carriera lunga e gloriosa, che riportino qualche soldino in cassa, che non facciano come gli scrittori pronti a lasciare dopo il primo successo la piccola casa editrice per offerte più redditizie. La regista Mia Hansen-Love è nata nell’81, ha fatto l’attrice per Olivier Assayas (ora sono fidanzati, dopo che lui ha divorziato da Maggie Cheung, altro amore legato a doppio filo con la professione), ha fatto il critico per i Cahiers du Cinéma, ha girato il suo primo film - “Tutto è perdonato” – nel 2007 (“Il padre dei miei figli” è l’opera seconda, molto applaudita l’anno scorso al “Certain regard” di Cannes e Premio speciale della giuria). Tra i produttori incontrati da Mia Hansen-Love quand’era una principiante assoluta (perlomeno in materia di regia) c’era Humbert Balsan: figlio di industriali, attore per Robert Bresson in“Lancillotto e Ginevra”, aiuto regista per “Il diavolo, probabilmente”, produttore di sessanta e rotti film, tra cui “Manderlay” di Lars von Trier. Conoscere i personaggi diverte lo spettatore cinefilo (di un regista venuto dal freddo e caratteriale qualcuno dice “è uno psicopatico”) ma non è indispensabile per apprezzare il film, e versare qualche lacrima di commozione. Humbert diventa Grégoire, con la faccia e i capelli da ex hippie di Louis-Do de Lencquesaing (complimenti per non aver cambiato né il nome né il cognome, questa è forza d’animo). La moglie – trascurata anche in vacanza, due cellulari squillano di continuo – è una bravissima Chiara Caselli: mai un tono sbagliato, mai un’esagerazione, non si riesce a staccarle gli occhi di dosso (e si sa che recitare accanto ai bambini è la peggior cosa che possa capitare, rubano la scena). Funzionano separati, e funzionano in gruppo, formando una famiglia vera e credibile, senza smancerie anche nel dramma.

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