VENDICAMI

Il cerchio degli omaggi e delle affettuosità registiche si chiude. Jean-Pierre Melville era un francese che amava gli Stati Uniti (da qui lo pseudonimo, si chiamava Grunbach all’anagrafe). Nel 1967, poco prima di sganciare i suoi destini dalla Nouvelle Vague e dai Cahiers du Cinéma, girò “Le samouraï” con Alain Delon (titolo italiano “Frank Costello faccia d’angelo”: nessuna parentela con il boss mafioso, nell’originale il killer solitario si chiamava Jeff, considerato fuori portata per lo spettatore italiano). Un paio di generazioni dopo, i registi americani furono colti da passione la violenza coreografica orientale: Tarantino apre la lista, solo guardando “Bastardi senza gloria” abbiamo scoperto che conosce altrettanto bene i film di montagna con Leni Riefenstahl. Johnnie To, nato a Hong Kong nel 1955, torna alle origini: chiama il protagonista Costello e nella parte avrebbe voluto Alain Delon. Dopo il rifiuto della star che non sdegnava invece gli spot della pellicceria Annabella, ha scelto Johnny  Hallyday, altro francese innamorato in gioventù dell’America rockettara e attualmente devoto al suo chirurgo plastico. Si è fatto tanto tirare la faccia e ritoccare le palpebre che ormai ha gli occhi obliqui: ma siccome deve fare il giustiziere muto e taciturno, pure con un proiettile che gli annebbia il cervello, la fissità non nuoce. Anzi, aiuta a pronunciare con tono solenne certe battute che richiedono assoluta faccia tosta. Per la prima volta Johnnie To dirige un copione scritto in anticipo sulle riprese – nei film precedenti lo sceneggiatore era sul set – senza perdere il gusto per il thriller, qui deviato verso l’auto-parodia: gli adepti non hanno gradito, noi parecchio. La pallottola numero uno passa attraverso lo spioncino della porta, mentre una famiglia mezza francese e mezza cinese che vive a Macao sta per mettersi a tavola. Sopravvive solo Sylvie Testud (l’attrice di “Lourdes”), figlia dell’ex gangster Costello, che sul passaporto ha scritto “cuoco”, e in pagamento offre un ristorante a Parigi. Sarà atroce vendetta, con l’aiuto di tre killer sopraffini e una serie di polaroid che servono a distinguere gli amici dai nemici (Costello perde la memoria a breve termine come il protagonista di “Memento”, gira l’angolo e non ricorda più a chi deve sparare). Un po’ di Shakespeare, che non guasta mai, e qualche strizzata d’occhio al miglior Kitano.

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