GLI AMORI FOLLI

Il venerato maestro di “L’anno scorso a Marienbad” (con la fattiva collaborazione di Alain Robbe-Grillet, pace all’anima sua e a quella del nouveau roman) ogni tanto fa qualche tentativo per espiare l’orribile colpa. Ha congegnato un film tutto di canzonette (“Parole, parole, parole”), ha messo in scena un’operetta (“Pas sur la bouche”), ha adattato per il cinema “Smoking/No Smoking” di Alan Ayckbourn: una serie di destini incrociati che cambiano in conseguenza di minime scelte, come accendersi oppure no una sigaretta. In un modo o nell’altro, tutti e tre riuscivano a soddisfare la smania di sperimentazione del regista senza punire lo spettatore. Tratto dal romanzo “L’incident” di Christian Gailly e applauditissimo dai fan del regista quasi novantenne, “Gli amori folli” non fila così liscio, per svolazzi calligrafici e una trama risolta in scenette. I colori al neon, estesi alla capigliatura dei protagonisti (una punta quasi intollerabile di rosso fuoco per i riccioli di Sabine Azéma, un biondo miele per André Dussollier) e le immagini in sovraimpressione da santino o da scatola di cioccolatini buttano decisamente sul kitsch, lasciando il dubbio che il laboratorio colori abbia strafatto. La voce fuori campo che tutto sa e tutto racconta dei segreti pensieri dei protagonisti – oltre a far rivoltare nella tomba l’ex complice Alain Robbe-Grillet, convinto che il futuro della narrazione stesse nelle superfici – alla lunga stanca. Immaginate la conversazione tra Woody Allen e Diane Keaton in “Io e Annie” (quella con i sottotitoli rivelatori) prolungata fino a esaurimento. Sia Marguerite, che va a comprarsi un paio di scarpe e nel parcheggio perde il portafoglio, sia Georges che lo ritrova, sbircia le foto, ci fa un pensierino, telefona per un appuntamento di restituzione e forse anche qualcosa di più, pensano una cosa e ne fanno un’altra. Decidono di non telefonare, e hanno già il cellulare in mano. Si negano al flirt, ma con voce seducentissima e parole insinuanti. Tentennamenti (spesso con pedinamento, anche dei familiari) che a Resnais sembrano irresistibili, così come dovrebbe essere irresistibile il mistero sul passato di George, sposato ma senza diritto di voto, e il fascino della dentista-pilota Marguerite. Tra partenze, ripartenze, siparietti e false piste, il regista se la spassa e lo spettatore un po’ meno.

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