SIMON KONIANSKI

Il padre del regista Micha Wald – proprio come il padre di Art Spiegelman, disegnatore di “Maus” – riciclava le bustine di tè. Abitudine che entrambi i figli trovavano disdicevole, anche con l’attenuante della miseria, della fame e del campo di concentramento. I padri tenderebbero a ripetere mille volte le loro storie tragiche, i figli prendono le distanze e vorrebbero farli smettere. Servono anni e varie tristezze o traversie – come accade in “Maus” e come accade in questo film – per venire a patti con il passato e con la figura dell’ingombrante genitore. Spiegelman rende omaggio a suo padre Vladek con una storia a fumetti dove i nazisti sono gatti e gli ebrei topi (e i polacchi maiali, i francesi rane, gli americani cani), criticata al suo apparire proprio per il suo determinismo animalesco, e oggi considerata un capolavoro del fumetto, nonché dell’autobiografia, nonché della letteratura sull’Olocausto. Micha Wald sceglie la grande tradizione della commedia yiddish, ricavando dalla propria storia familiare un road movie sorprendente: ben scritto, ben recitato, continuamente in bilico tra la risata e la lacrima. Simon Konianski ha 35 anni, una laurea in Filosofia, un figlio e nessun lavoro all’orizzonte. Lasciato dalla moglie ballerina, sale su una vecchia automobile e torna a vivere in Belgio con il padre: cameretta con letto singolo, bustine del tè stese ad asciugare sui termosifoni, discussioni continue tra il figlio che considera l’ebraismo un peso da cui liberarsi, e il genitore che lo considera una delle cose per cui vale la pena di vivere. Come se non bastasse, il padre vorrebbe raccontare il proprio passato al nipote, Simon glielo impedisce: guai a spaventare i bambini con queste storie. Non esiste commedia yiddish senza una jewish princess proposta dai parenti come possibile sposa e brutalmente rifiutata durante un disastroso pranzo familiare, dove tutti se ne dicono di tutti i colori, e per aumentare la rissosità Simon coglie l’occasione per spendere qualche parola a favore dei palestinesi. Verrà riciclata anche una lapide mortuaria, da trasportare in terre remote a bordo della vecchia carretta: papà infatti aveva un segreto. Con un tocco di “Little Miss Sunshine” – a cui è stato subito accostato – uno di quei film indipendenti che sarebbe bello, una volta nella vita almeno, veder girare anche in Italia.

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