LA VITA E’ UNA COSA MERAVIGLIOSA

Dovrò pure avere un modello a cui ispirarmi” risponde Woody Allen in “Manhattan” all’amico Michael Murphy che gli aveva appena detto “Noi siamo persone normali, tu credi di essere Dio”. Un modello non si può negare a nessuno, registi italiani compresi. Sta di fatto che esagerano, con l’autostima e l’autocompiacimento. A proposito di “Happy Family”, Gabriele Salvatores tira in ballo “I Tenenbaum” di Wes Anderson. Da quando abbiamo visto il film stiamo cercando di capire cosa possano avere in comune Fabrizio Bentivoglio e Gene Hackman, o Anjelica Huston e Margherita Buy. Parliamo di attori e anche di personaggi, non possiamo pensare che la somiglianza si riduca a qualche scena fotografata con colori saturi, oppure agli abiti, più stilizzati di quelli che solitamente escono dalle mani dei costumisti italiani. Carlo Vanzina estrae come asso dalla manica un riferimento alle “Vite degli altri” di Florian Henckel von Donnersmarck, regista tedesco premiato con l’Oscar per aver messo in scena lo spionaggio nella Repubblica democratica tedesca, dove metà dei cittadini informava puntualmente il governo su quel che l’altra metà combinava (e spesso le due metà erano marito e moglie, padre e figlio, suocera e nuora). Nulla sopravvive nel film vanziniano di quel clima sospettoso e nulla emerge che lontanamente riguardi le intercettazioni lette negli ultimi mesi sui giornali, che fanno sembrare “le chiacchiere da bassa portineria” continuamente evocate nei racconti del ragionier Fantozzi vicine al sublime. Titolo in bilico tra Frank Capra (“La vita è meravigliosa”) e Henry King (“L’amore è una cosa meravigliosa”), per non far torto a nessuno. Meglio sarebbe stato riguardarsi Alberto Sordi nel “Medico della mutua”, per aggiustare un po’ il tiro nelle scene tra medici trafficoni e puttanieri, invece di insistere sull’eterno stereotipo dell’italiano dal cuore grande così, per allietare un paese bisognoso di sorrisi, speranze, lieto fine. Come lo chiamate voi un mega direttore di banca che si finge magazziniere e appena scoperto che il suo compagno di gite in bicicletta guadagna milletrecento euro al mese gli abbassa la rata del mutuo? Sono le scene con Vincenzo Salemme, prese di peso da qualunque altro film di Vincenzo Salemme e importate senza neppure una sistematina.

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