L’AMANTE INGLESE

L’asso nella manica si chiama Kristin Scott Thomas: l’attrice che con “Il paziente inglese” di Anthony Minghella si riqualificò come eroina passionale, dopo aver fatto l’antipatica in “Quattro matrimoni e un funerale”. “L’amante inglese” si apre su un colpo di pistola: se sia suicidio, omicidio, strage di innocenti lo sapremo solo alla fine. Facciamo conoscenza con una coppia apparentemente tranquilla e sicuramente benestante, il medico Samuel e l’aspirante riflessologa Suzanne, che affidano lo sgombero del magazzino a un prestante operaio spagnolo (Sergi Lopez, tutto basette e canottiere sudate nella torrida Nîmes). Lei gli offre subito una birra, galeotto sarà un assurdo incidente automobilistico. La sciagurata confessa, il marito va su tutte le furie e minaccia di tagliare i viveri, l’innamorato rivela trascorsi non propriamente limpidi, accanto a molta voglia di ravvedimento. La regista ha studiato su François Truffaut (in omaggio al maestro, ne ricicla qualche colonna sonora) e coltiva con ostinazione l’amour fou contemporaneo, non sempre sorretta dalla sceneggiatura.

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