CHLOE

Evitare le feste a sorpresa. E’ il primo errore che commette Julianne Moore, dottoressa canadese sposata a un professore universitario. Ne organizza una per il compleanno del marito Liam Neeson, lui telefona che ha perso l’aereo, sarà lì a party finito. Il secondo errore sta nel controllare i messagini sul telefono del consorte: se ne trova sempre uno buono per fare venire i peggiori sospetti. Il terzo errore sfiora la catastrofe: la dottoressa arruola una prostituta giovanissima per architettare una tentazione controllata: appuntamento in un bar, sigaretta accesa, tentativo di flirt. Qualche giorno dopo i due passano a vie di fatto, in una serra, e siccome la consorte è del tipo masochista si fa raccontare ogni dettaglio. Altre complicazioni seguono: del resto la ragazza squillo lo aveva già annunciato: “io, di mestiere, incarno i sogni di chi mi paga” (anche gli incubi, in questo caso). La trama del film diretto da Atom Egoyan – dopo una serie, bisogna dirlo, di tremendi flop, i tempi in cui incantava con “Il dolce domani”, fiaba nera ispirata al Pifferaio di Hamelin sono lontani - ricorda un film francese del 2003 intitolato “Nathalie”. Tutto regolare: la regista e sceneggiatrice Anne Fontaine ha collaborato alla sceneggiatura di “Chloe”. Poco cambia nella trama, a parte il nome della ragazza, e qualche complicità da parte dello spettatore è necessaria, per lasciarsi prendere dalla concatenazione di sciagure che seguono al voyeurismo. La differenza tra i due film sta soprattutto il cast. Nel dramma francese la moglie era Fanny Ardant (che solo François Truffaut sapeva dirigere a dovere, guardare per credere “Finalmente domenica!” e perfino “La signora della porta accanto”). La puttana era Emmanuelle Béart, monumento ai danni della chirurgia plastica: chi ha ritoccato quelle labbra merita l’espulsione dall’albo. Nulla da dire sul marito Gérard Depardieu. Ma per apprezzare le gigionerie delle due prime attrici bisognava avere un’insana passione per il cinema francese, sdegnare ogni altro cinema, essere affezionati alla parola “intensità”. Qui accanto a Julianne Moore troviamo Amanda Seyfried, giovane attrice con la faccia giusta per farsi beffe di una famiglia intera, se appena le danno un po’ di corda. Era la figlia di Meryl Streep in “Mamma mia!” e l’amica della vampira Megan Fox in “Jennifer’s Body”.

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