PERCY JACKSON E GLI DEI DELL’OLIMPO - LADRO DI FULMINI

Le antiche divinità sono tra noi, nei loro migliori travestimenti. Hanno imparato da Zeus, che pur di farsi una sveltina sulla terra si sarebbe trasformato in qualunque cosa, animata oppure no. Nel romanzo “Per l’amor di un dio” (da Guanda, il titolo originale era “Gods Behaving Badly”), Marie Phillips immagina che siano scesi dall’Olimpo per prendere alloggio a Hampstead, approfittando della peste seicentesca che abbassa i prezzi delle case. Sono ancora lì, oggi, memori delle antiche glorie e alle prese con faccende più prosaiche: Artemide porta i cani a passeggiare, Afrodite fa telefonate erotiche e Dioniso gestisce un nightclub. In “American Gods”, il Neil Gaiman di “Coraline” fa scendere Odino sulla terra, molto arrabbiato perché nessuno lo venera più. Nel film di Chris Columbus (e prima ancora nei cinque romanzi di Rick Riordan che fanno temere il solito piano quinquennale cinematografico), l’Olimpo sta qualche centinaio di metri sopra l’Empire State Building. Da una scappatella di Poseidone dio del mare con Catherine Keener nasce Percy Jackson (cognome della madre). Comincia a sospettare qualcosa quando si rende conto che stare in apnea anche per una decina di minuti gli snebbia il cervello. Una certa irrequietezza e la dislessia sono gli altri segnali d’allarme, colpa dell’abitudine all’alfa e all’omega. Zeus è furioso perché gli hanno rubato i fulmini, Percy ingiustamente sospettato deve vedersela con qualcosa di terribile che si chiama Ade. Sorprese anche a scuola: l’insegnante si rivela un centauro con il tronco di Pierce Brosnan, che si presta con un certo divertimento all’effetto speciale. Ancora più convinta, Uma Thurman sfoggia invece dei soliti capelli biondi i serpentelli di Medusa. Per le regole dell’attrazione – ragazzo dai poteri magici in lotta con le forze del male, viene in mente nulla? – il film potrebbe anche essere intitolato “Harry Potter e la camera dei fulmini”, se non “Harry Potter e i fulmini filosofali”. C’è anche una storiella d’amore, che pare abbia contrariato i fan della saga scritta. Metà del divertimento (nostro) sta nel vedere come certe cose imparate al liceo classico – calzari magici, specchio per non incontrare lo sguardo che impietrisce – sono trasferite nella New York di oggi. Tra un semidio e un supereroe la differenza è poca, e nel primo caso non bisogna pagare i diritti.

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