ALICE IN WONDERLAND

Se uno decide di entrare nel paese delle meraviglie, o farsi una passeggiata attraverso lo specchio, la prima regola (del divertimento, se non dell’adattamento di Celebri Opere Letterarie) impone di starci dentro fino in fondo. Alice fa esercizio per credere “ad almeno sei cose impossibili prima di far colazione”, lo spettatore dovrebbe fare lo stesso: ammirare i gemelli Panco Pinco e Pinco Panco, le isterie della Regina Rossa, una leziosa Regina Bianca, il gatto del Cheshire che svapora, il Cappellaio Matto, la lepre marzolina. Bastavano i costumi, il trucco, la fantasia di Tim Burton per garantire lo spettacolo. Non serviva la festa di fidanzamento con uno sciocco signorino afflitto da problemi di stomaco. Chiunque fuggirebbe, anche se non avesse a disposizione la bottiglietta di sciroppo per rimpicciolire e la torta per diventare una gigantessa. Da qui cominciano le avventure, che per un po’ seguono le tracce di Lewis Carroll e per un po’ di C. S. Lewis, due scrittori che più lontani non potrebbero essere. Uno ha la passione per le stranezze, l’altro mette ordine con una profezia, una spada, un’armatura.

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