GENITORI & FIGLI – AGITARE BENE PRIMA DELL’USO

Il mondo dei registi italiani è piccolo e circoscritto, ambiente ideale per la propagazione dei virus. Il primo contro cui urge un vaccino è il vezzo di infilare nella stessa scena – da definirsi benevolmente visionaria – un personaggio bambino e il suo corrispettivo adulto. Il contagio comincia con “Baarìa” di Giuseppe Tornatore, si estende a “Tutta la vita davanti” di Paolo Virzì, sconfina in “Mine vaganti” di Ferzan Ozpetek (dopo il passaggio alla Berlinale, dove era tutto a suo svantaggio il confronto con il più aggiornato “The Kids Are All Right” di Lisa Cholodenko, il film sarà in sala il 12 marzo). Il secondo virus contro cui urge un vaccino è la nonna, deus ex machina che riunisce la famiglia pugliese nel film del regista italo-turco (l’attrice è Ilaria Occhini) e in “Genitori & figli” (grazie alla partecipazione di Piera Degli Esposti, ricciuta e capricciosa) vorrebbe fornire un tocco eccentrico a una commedia altrimenti piuttosto scontata. Fa coppia quindi con il bambino razzista, figlio dei separati Luciana Littizzetto e Silvio Orlando, che disegna manifesti e passa alle vie di fatto contro il compagno di scuola rom. La nonna beve, dice cattiverie, gioca d’azzardo dopo aver abbandonato il nonno, fornisce le chiavi dell’appartamento alla nipote adolescente con moroso soprannominato Ubaldo Lay (per dire quanto il film di Giovanni Veronesi, che vorrebbe curiosare tra i ragazzi d’oggi, è retrodatato nei riferimenti: non basta organizzare un litigio attorno al Grande fratello per adeguarsi ai tempi). Fa da cornice un tema scolastico con lo stesso titolo del film. Lo assegna il professor Michele Placido, padre in ambasce di un figliolo che vuole presentarsi alle selezioni, entrare nella casa, forse vincere i trecentomila euro in palio. Intanto fa pratica di visibilità partecipando a spot pubblicitari e nuotando nottetempo nella vasca dell’orca, debitamente ripreso dagli amici in una performance che finirà su YouTube. Lì finisce anche il discorsetto di Silvio Orlando, che per spiegare i fatti della vita alla rampolla si perde in una tremenda metafora velistica (dopo la separazione è andato a vivere in barca, vende canne da pesca al carbonio). Il cast è di quelli che non scontentano nessuno, e anzi attireranno al cinema i rispettivi fan club: in memoria di quando si andava al cinema per vedere il proprio attore preferito, senza badare troppo alla sceneggiatura.

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