NORD

La scena del maschio depresso, svogliato e senza desideri che guarda in televisione i documentari sugli animali la sappiamo a memoria. Va forte il leone che sbrana la gazzella, ma anche i coccodrilli sono alti nella hit parade. La versione di Jomar, trentenne norvegese fuori di testa addetto a un impianto sciistico pochissimo frequentato, consiste in un documentario National Geographic sul tema “Grandi incendi nei tunnel”. Conserva la  cassetta, da infilare nel televisore quando ha bisogno di conforto. Ripassa il numero delle vittime, la temperatura che accartoccia i camion, il macabro lavoro delle squadre di soccorso. Per essere sicuro dell’effetto, aggiunge un bel po’ di alcol e una manciata di pillole. In alternativa, stacca la spina all’impianto per vedere l’effetto che fa. Non sembrano le premesse per un film con cui divertirsi il sabato sera, ma se avete apprezzato l’umorismo norvegese di Bent Hamer (per esempio nel film sul ferroviere pensionato “Il mondo di Horten”) possedete i prerequisiti necessari per affrontare “Nord”. Se non avete apprezzato, commuoversi e perfino ridere – come è nelle intenzioni del regista Rune Denstand Langl – sarà più difficile. Secondo prerequisito, amare i ghiacci e le distese innevate e la luce abbagliante: il film è stato girato 500 chilometri a nord del circolo polare artico, in un inverno particolarmente rigido, e fa ripassare tutti i mezzi di locomozione ammessi da quelle parti: motoslitta, gatto delle nevi, racchette, sci. “An antidepressant off-road movie”: questo ha fatto scrivere il regista accanto al titolo, sicuro dei suoi mezzi e del suo racconto minimalista e picaresco. In parte autobiografico, dettaglio fondamentale che toglie di mezzo l’effetto “ambiento un film tra le nevi eterne per mettere alla prova la pazienza dello spettatore”. Jomar dunque si dibatte tra le paturnie, e poiché gli scocciatori arrivano dappertutto riceve la visita dell’ultima persona che ha voglia di incontrare. Però qualcosa scatta, e si mette in viaggio per incontrare un’antica fidanzata abbandonata quando era incinta. Porta con sé più alcol che benzina, e naturalmente le pillole rimaste. Strada facendo incontra un discreto campionario di schizzati, ognuno con qualcosa da chiedere al forestiero – magari che riceva in eredità i punti premio collezionati al supermercato – prima di lasciargli riprendere il viaggio.

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