LA BOCCA DEL LUPO

Non è esattamente un film, anche se ha vinto l’ultimo Festival di Torino (ed è stato presentato alla Berlinale nella sezione Forum). E’ un documentario, prima di tutto. E’ la cronaca di una storia d’amore nata in carcere e cresciuta a distanza. E’ la testimonianza sulle opere di carità della Fondazione San Marcellino, che ha sede a Genova e lì aiuta i derelitti. E’ uno sguardo sulla Genova com’era e come non sarà più, sotto la guida di Remigio Zena e del suo romanzo “La bocca del lupo” (sui vinti del nord, uscito nel 1892 e più avanti molto lodato da Eugenio Montale) con l’aggiunta di filmetti amatoriali in superotto. E’ una passeggiata nei vicoli più disastrati, da Croce Bianca alla via Pré di Fabrizio De André a Sottoripa. E’ il sogno impossibile di una casetta al mare. E’ un omaggio al padre del regista, che era marinaio e raccontava al figliolo “una città del nord che da sempre guarda al sud”. E’ uno sguardo sull’emigrazione e sulla malavita di qualche decennio fa, entrambe parecchio cambiate. E’ la nostalgia per la vita comunitaria attorno al porto, accresciuta dai racconti degli anziani. “La bocca del lupo” è tutto questo, in neanche 80 minuti, e a volte si ha l’impressione che il regista abbia messo insieme tante cose per arrivare al minimo richiesto da un lungometraggio. I filmati d’archivio, per esempio, non sempre si legano al resto, e danno l’impressione di un riempitivo. Meglio, molto meglio, la storia passionale tra il siciliano Enzo, quattordici anni di galera alle spalle, e la transessuale Mary. Si conoscono in carcere, poi lei esce e gli manda assieme ai pacchi le cassette registrate, facendogli coraggio e dicendogli “quando uscirai, io sarò lì ad aspettarti”. A Torino gli spettatori piangevano tutte le loro lacrime, riascoltando le parole d’amore riprodotte sui nastri e guardando la coppia che ora divide una casa piuttosto squallida ma tenuta in ordine perfetto (roba che nessuno sceneggiatore riuscirebbe a rifare, quella di “Precious” a Harlem al confronto pare una reggia, lo stesso vale per gli abiti di lui e di lei). Enzo e Mary vogliono invecchiare insieme, ogni tanto si rimbeccano come le vecchie coppie, più spesso uno finisce la frase cominciata dall’altro. Pietro Marcello aveva già girato il documentario “Il passaggio della linea” sui treni notturni italiani a lunga percorrenza, nulla in comune con il Frecciarossa.

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