AMABILI RESTI

Il romanzo di Alice Sebold (bestseller ovunque ci siano lettori, esce da e/o) aveva una forza e un’originalità che riescono a scivolare almeno un po’ nel film di Peter Jackson. A dispetto del regista che usa ogni mezzo in suo potere (e chi ha diretto la saga del “Signore degli anelli” e poi “King Kong” ne ha parecchi a disposizione) per rovinare la trama e l’atmosfera. Una quattordicenne che nelle prime righe dice nome, cognome, età, giorno del suo assassinio – e poi va avanti a raccontare la vita sulla terra senza di lei, i genitori straziati che non riescono a trovare il cadavere, la ricerca del maniaco che non può essere lontano giacché la ragazza aveva la testa sulle spalle e non avrebbe mai seguito uno sconosciuto – ha qualcosa di irresistibile, se una scrittrice sa azzeccare il tono. Ed è ancora più irresistibile l’idea che Susie Salmon (così si chiama la sventurata) continui a osservare il mondo dei vivi da un Cielo Personale, arredato e funzionante secondo i desideri di chi lo occupa. In questo caso, riviste di moda al posto dei libri scolastici e la speranza che i ragazzi smettano di darti i pizzicotti sul sedere (Youtube non era ancora stato inventato, i cellulari neppure). Con un intervento a gamba tesa, Jackson decide che i piccoli aldilà privati vadano sostituiti da un grande limbo comune. Non lo popola di angioletti con l’arpa, ma le nuvolette colorate ci sono tutte. Poi troveremo gli alberi in mezzo al nulla, i gazebo con i colori d’autunno, i campi di grano. Una paradisiaca galleria di immagini pseudonaturali che leva di mezzo i salottini arredati da cui i defunti – nel romanzo – si sporgevano come dai palchi all’opera, per spiare le vite degli altri da cui non riuscivano a staccarsi. La voce di Susie viene ridotta al minimo: quando c’è, come all’inizio, è la cosa più bella del film. Il resto non si distacca da un thriller qualunque, purché abbia una ragazzina come vittima. Mark Wahlberg e Rachel Weisz sono i genitori affranti. Quando la madre lascia la famiglia viene sostituita da Susan Sarandon che fa l’intermezzo comico: sigaretta sempre in bocca, capelli cotonati, abiti assurdi, trucco pesante, nessuna virtù domestica. Brava Saoirse Ronan, la ragazzina romanziera di “Espiazione”. Bravo Stanley Tucci, che nel romanzo concimava l’orto con i gusci d’uovo e qui costruisce casette per le bambole.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi