L’UOMO CHE VERRA’

La ricostruzione della vita contadina nelle campagne emiliane, comprensiva di strettissimo dialetto sottotitolato, è ammirevole. Anche abbastanza lontana dai compiacimenti che affliggevano “L’albero degli zoccoli”. Fu il sommo Beniamino Placido a domandarsi – senza ricevere risposta, più che altro commenti stizziti per leso maestro – perché mai il buon contadino Batistì dovesse sacrificare un albero per fabbricare gli zoccoli al figlio (abituato alle “scarpe che mamma gli fece”) quando nel cortile di casa c’erano tanti ciocchi di legna, meno poetici ma ugualmente adatti alla bisogna. Fu sempre Beniamino Placido a far notare che i paesani conducevano una vita grama, diversa dalla pittoresca rappresentazione che Olmi ne fa nel suo film. Solo qualche dettaglio: le vacche erano sempre magre, i polli si ammalavano, la gente moriva di stenti, di malattie, di maternità. Testuale: “I denti si corrompevano in bocca, inesorabilmente. E con i denti i sentimenti: non è vero che la gente, in quanto più semplice, sapesse volersi più bene”. Giorgio Diritti lo aveva già ben presente nel suo primo film, “Il vento fa il suo giro”, parlato perlopiù in occitano e diventato un piccolo caso (rimase per un anno intero in programmazione al cinema Mexico di Milano). Era la storia di un pastore francese arrivato con le sue capre in valle Maira, sperando di trovarci – se non un’accoglienza affettuosa – almeno di che vivere. Un villaggetto intero gli si rivolta contro, una vecchietta si dà una martellata su un braccio e si finge malmenata dal forestiero. Dovrebbe bastare, trent’anni dopo quell’articolo di Beniamino Placido, per far tacere chi pensa che il mondo contadino sia leggiadro e colorato come il pianeta Pandora di “Avatar” (o perlomeno come un casale con piscina in Monferrato). Tra calze lise, stracci, pastoni e pagliericci, “L’uomo che verrà” mostra la strage nazista di Marzabotto attraverso gli occhi di una bambina muta. Greta Zuccheri Montanari è brava, ma la rappresentazione dell’innocenza violata alla lunga diventa maniera. Giorgio Diritti ha dichiarato che oggi i partigiani farebbero gli ultrà negli stadi, e menerebbero le mani anche per una causa meno giusta. Pensiero interessante, purtroppo non riesce a scalzare la retorica della resistenza. E della guerra che brechtianamente viene decisa in alto e sofferta dalla povera gente.

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