A SINGLE MAN

Nell’ultimo romanzo di David Lodge (“Il prof è sordo”, Bompiani) una studentessa prepara la tesi sulle lettere lasciate dai suicidi: lunghezza, stile, scelta delle parole e del destinatario, punteggiatura, differenze tra le ultime parole di chi porta a termine il tentativo e chi no, differenza con i biglietti degli pseudocidi, orribile neologismo per indicare chi scrive simili biglietti per finzione letteraria o esistenziale. Il narratore – professore universitario di letteratura con l’apparecchio acustico come quello che davvero nella vita porta David Lodge - viene subito sgamato come falsario perché nella missiva d’addio mette un punto e virgola. Serviva una nota a piè di pagina per il biglietto d’addio di George Falconer, anche lui professore di letteratura, ma nella Los Angeles del 1962 (all’apice della crisi missilistica di Cuba, ripetono tutti, come se c’entrasse qualcosa con una storia d’amore gay, anzi una storia d’amore e basta: Tom Ford dopo aver disegnato vestiti per ricchi ha scoperto che tutti hanno un cuoricino palpitante, quindi vorrebbe conquistare un vasto pubblico, e certamente ci riuscirà). Annunciato da una pistola che spunta dal cassetto del comodino, il suicida mette in bell’ordine sul letto l’abito scuro, la camicia inamidata, i calzini di filo pregiato, le scarpe lucidissime, e sulla cravatta un biglietto che raccomanda “nodo Windsor”. “A single man” era un romanzo di Christopher Isherwood, lo scrittore che lasciò l’Inghilterra dove ancora era vivo il ricordo del processo a Oscar Wilde per la Repubblica di Weimar perché “Berlino voleva dire ragazzi” (gli ultimi 45 anni li visse in California, dove morì nel 1986). Il cinema gli deve “Cabaret”, tratto dalla raccolta di racconti “Addio a Berlino”, e la follia non tanto lucida di Sally Bowles, che per sempre avrà la voce, le mosse, le unghie con lo smalto verde di Liza Minnelli. “A Single Man” non ha la stessa carica, nonostante la Coppa Volpi veneziana a Colin Firth, in gara di eleganza con Julianne Moore, l’amica che ancora cerca di redimerlo. Il professor Fanconer ha appena perso il compagno in un incidente d’auto, quindi pensa che la vita non abbia più senso. Fuori dal suo recinto protetto, Tom Ford rivela un’estetica da sciampista: fotografia livida nel momento del dolore e a tinte sature quando la vita ricomincia, corpi fluttuanti nell’acqua, ralenti, mix di canzonette e opera lirica.

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