AMELIA

Richard Gere 2. L’editore incontra l’aviatrice alla proposta di contratto. Le offre uno sponsor per la trasvolata dell’Atlantico, da compiersi però con due maschi ai comandi, meglio essere prudenti quando firma gli assegni una miliardaria che tiene molto al suo fiammante aeroplanino, equipaggiato per l’ammaraggio di emergenza e quindi pesantissimo. Ne fa una diva dei cieli che alterna giubbotti di pelle a vestitini charleston, e immantinente la sposa, dopo un breve quanto tiepido corteggiamento. Non dimentica di usare la parola “decollo” a proposito della futura vita coniugale, che forse corrisponde a verità (ognuno nel privato può esprimersi come crede), ma letta in un copione suggerisce che gli sceneggiatori sono pigri e tendono verso la faciloneria di certe fiction biografiche made in Italy. Lei però vuole togliere la parola obbedienza dal contratto matrimoniale, da rinegoziare dopo un anno. Il sacerdote sta al gioco. Putnam è il nome di lui, Amelia Earhart quello di lei, scomparsa nel 1937 mentre tentava il giro del mondo in aeroplano (la trasvolata atlantica, da Terranova a Londonderry, l’aveva già rifatta in solitaria cinque anni dopo Lindberg, il volo da costa a costa degli Stati Uniti pure). Dirige l’indiana Mira Nair puntando sul femminismo, l’indipendenza, qualche slancio poetico verso le nuvole e soprattutto l’ottimo lavoro della costumista, in collaborazione con Belstaff: nei negozi di ieri c’era la sua linea di vestiti e di valigie, nei negozi di oggi troviamo l’Amelia trench e l’Amelia Bomber. Richard Gere, che in “Hachiko” si era fatto rubare ogni scena dal cane, anche in “Amelia” se ne sta abbastanza defilato nel suo elegante guardaroba. Era più divertente al Festival di Roma, quando mimava la Hollywood Babilonia rispondendo alla domanda che gli fanno ovunque: come fa a conciliare il buddismo con le mille luci e le tentazioni dello spettacolo? I riflettori sono tutti per Amelia. Bisogna però avere un po’ di passione per il volo (che ahimè non abbiamo) e per Hilary Swank (che non abbiamo più da “Boys Don’t Cry”). Breve apparizione di Gore Vidal, bambino mondano che chiede l’autografo all’aviatrice mentre papà la corteggia. Da grande lo scrittore mostrava la loro foto ai giornalisti, aggiungendo perfidamente: “Mi disse che non la sposò perché non voleva sposarsi con un uomo”.

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