IO E MARILYN

Anno dispari vuol dire Pieraccioni, che a differenza dei registi natalizi rivali almeno lascia riposare il botteghino come i campi a maggese: ritira i suoi milioni di euro a scadenza biennale. La formula vincente resta, solo una bionda platinata invece della solita stangona bruna. Vedere una sosia di Marilyn Monroe con due meloni immobili al posto delle tette, strizzata nell’abitino di “Quando la moglie è in vacanza”, fa una certa impressione a chi ricorda quant’era burrosa l’originale, convinta che “I diamanti siano i migliori amici di una ragazza”. Aggravante: la ragazza parla con saggezza da mattonella murale napoletana: “Noi donne siamo paesi inesplorati”. Qui trionfa l’amore, assieme alle piccole gioie della vita. In totale (e sorprendente) consonanza con Tom Ford, lo stilista che dopo aver passato i suoi anni migliori a studiare come cadono le giacche correda il suo passaggio alla regia – il melodramma gay “A Single Man” uscirà a gennaio – con dichiarazioni da signorina di provincia. Marilyn è un fantasma, evocato durante una seduta spiritica da tale Gualtiero Marchesi, pulitore di piscine con famiglia allargata. La figlia vive con la moglie e il nuovo fidanzato, un domatore di tigri con l’occhio nero di kajal (il direttore del casting ha scelto per la parte Biagio Izzo, proseguendo l’accanimento che finora aveva relegato l’attore in ruoli da gay o da travestito). Nel caso non fosse chiaro, un disegno sul tovagliolo serve da schema. Unici amici, la coppia formata da Luca Laurenti in maglietta fucsia rubata dall’armadio di Checco Zalone e Massimo Ceccherini in parrucca bionda con frangia rimediata nella cassa dove si conservano i costumi di carnevale. Altrettanto approssimativi sono i costumi dei nani e delle trapeziste, in gara con la fotografia di Mark Melville, sgranata per pura trascuratezza. Il pubblico di riferimento non ne soffrirà, e non noterà neppure le battute riciclate dai film precedenti. Scopriamo che Marilyn, oltre a dare utili consigli di corteggiamento, è il meglio che possa capitare a chi vede i fantasmi: l’alternativa si chiama Mosé (“una sciagura, divide pure l’acqua della pasta”) oppure Adolf Hitler. Sentiamo arrivare la gag con il puttino pisciante a bordo piscina: c’è il calcare, il getto è moscio, bisogna svitare il pistolino, Marilyn fa la faccia schifata. Arriva, la spuntiamo dalla lista. 

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