FRANCESCA

Parlando di cinema, dalla Romania sono arrivati film migliori. Per esempio “Medaglia d’onore” di Calin Netzer (al Festival di Torino): un pensionato cechoviano riceve per sbaglio una medaglia al valor militare e gode il suo quarto d’ora di celebrità, con l’amministratore del condominio e la distratta consorte (ripresi nel lettone, i coniugi sembrano un’illustrazione vittoriana: Mr e Mrs Micawber li avevamo immaginati così). Parlando di film che raccolgono molta pubblicità gratuita, “Francesca” compete con “La prima linea”. Tanto rumore per nulla, però. Il film di Renato De Maria ha incassato 300.000 euro con 150 copie. E va detto che lo slogan di lancio – “il film di cui tutti hanno parlato, ma nessuno ha ancora visto” –  era uguale alla zappa sui piedi: gli spettatori italiani, in linea con i loro politici e i loro giornalisti di riferimento, non si scomodano a vedere pellicole su cui hanno già un giudizio. A “Francesca” mancano l’ironia e il gusto per la black comedy (vedi alla voce “Racconti dell’età dell’oro”). La sceneggiatura non parte, la recitazione di Monica Barladeanu – Monica Dean per i fan di “Nip and Tuck” – conforme allo standard dei film con gli immigrati: aria mite e sguardo spaesato su un mondo troppo cattivo. La riga del copione su Alessandra Mussolini risulta provvidenziale. Più provvidenziale ancora, la reazione dell’interessata. Come se una famiglia rumena a cena in canottiera, volendo dissuadere la figlia maestra dal fare la badante in Italia (con l’intento di mettere su prima o poi un asilo montessoriano antipregiudizi) dovesse usare parole forbite, e non insulti da stadio, all’indirizzo dei politici considerati nemici. Per gli italiani i rumeni sono gente da evitare. Per i rumeni, gli italiani sono mandrilli a caccia di femmine. Una volta almeno viaggiavano fino a Bucarest: “ora sono le nostre donne ad andare da loro”.

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