LA PRINCIPESSA E IL RANOCCHIO

Charlotte, bambina ricca e viziata con un guardaroba di cento vestitini rosa, ha una passione per il bacio tra la principessa e il ranocchio che poi diventa principe. Freme, anticipa, dà di gomito a Tiana, la figlia della sarta (nera) che alla sola idea ha una smorfia di disgusto. Trucca il gatto da ranocchio imponendogli un passamontagna verde e il bacio d’ordinanza (il micio non gradisce). Poi la privilegiata rimane nella villa di New Orleans, e la sfortunata torna nei quartieri bassi, a mangiar zuppa di gamberi sognando un ristorante tutto suo. La premiata Disney torna in pista con un classico film a due dimensioni, mentre attorno il 3-D impera (a volte inutilmente, se non vi divertite a schivare comignoli e campanili come Robert Zemeckis obbliga a fare in “A Christmas Carol”). E naturalmente cavalca la ristrettezza di mezzi ricavandone qualcosa in più. Ai tempi di “Cenerentola”, di “Bambi” o di “Biancaneve” non c’era alternativa: personaggi piatti su fondo piatto, suppliva la bravura dei disegnatori. Qui la piattezza viene sfruttata ambientando una coreografia dentro un ristorante di inizio Novecento, signorine con i capelli corti e molti fili di perle in abiti charleston. Ospiti, camerieri, carrelli, tavoli apparecchiati si muovono come in un musical di Busby Berkeley. Nelle scene vudù gli spiriti sono meravigliose silhouettes agli ordini di uno stregone che governa la sua ombra. Ritroviamo Charlotte la ragazza danarosa e Tiana la ragazza lavoratrice in età da marito. In età da marito è anche il principe Naveen che sbarca a New Orleans, ma più che una consorte preferirebbe un’orchestrina jazz. Accompagnato da un domestico con i baffi e la pappagorgia, cade prigioniero dell’incantesimo mentre alla villa si tiene il gran ballo mascherato. Fa da sfondo al gran finale il carnevale di New Orleans. In mezzo, un’indiavolata storia di ranocchi sul Mississippi, l’alligatore Louis che vorrebbe un’orchestrina sua, tre cacciatori di rane che sembrano usciti da “Un tranquillo week end di paura”, mentre l’arrivo del principe a New Orleans è in stile “Cantando sotto la pioggia”, numero con Gene Kelly e Cyd Chiarisse nel locale notturno. Buon doppiaggio italiano (a parte la metrica delle canzonette) con un applauso a Luca Laurenti per la voce di Raymond, lucciola sdentata e innamorata della stella Evangeline.

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