2012

Il mondo non fu creato in un solo giorno. Rispettosamente, il regista dei disastri impiega quasi tre ore per distruggerlo, dopo averlo scombussolato assai: sotto l’Everest, per esempio, urla e biancheggia il mare; le Hawai sono tutto meno che un posto da vacanza. Orson Welles diceva che il cinema è il più bel giocattolo che un bambino cresciuto possa sognare. Roland Emmerich condivide, e finché fa lavorare l’ufficio crolli & eruzioni tutto va bene. Quando una coppia dice “sento che qualcosa ci sta dividendo”, e nel supermercato si apre una crepa larga un metro, nessuno pretende dai personaggi qualche spessore. Basta che corrano veloci e si mettano ripetutamente nei guai. Purtroppo a metà film prende il comando il dipartimento “mondo nuovo”, ovvero: “saprà l’umanità far tesoro di questa terribile lezione?”. Lo spettatore comincia a spazientirsi, spera che i capi di stato e gli scienziati illuminati e gli scrittori di “Addio Atlantide” (copie vendute ai soli parenti stretti, tema: sono gli ultimi giorni dell’umanità, l’uomo sarà lupo per l’uomo? oppure nasconderà le zanne e tenderà la zampa?) e che più spazio sia lasciato al miliardario russo. L’unico che riesce a far partire una Bentley con il comando vocale, ma chiede sconti sulle tette nuove della fidanzata. Il 2012 viene dal calendario Maya, e le apocalittiche teorie che circondano la data sono ben spiegate in un video che il matto Woody Harrelson mostra a John Cusack: abbiamo apprezzato soprattutto il dinosauro che sbotta “oddio, ci risiamo!”. Poiché Roland Emmerich è un catastrofista spiritoso, mette nel film la stessa frase che noi pronunceremmo, la fatidica mattina del 21 dicembre dell’anno prossimo venturo: “La cosa che mi irrita di più è dover dar ragione a quei pezzenti con i cartelli e la scritta ‘pentiti, la fine è vicina’”. Cose notevoli: i computer dell’apocalisse – oblige la produzione Sony Entertainment - sono Sony Vajo, non i soliti Apple. Il film partecipa al progetto “Impatto zero”, stava scritto sulle note per la stampa, e proprio mentre stavamo per far battute sulla Hollywood ecologica, abbiamo letto meglio: le nuove foreste messe a dimora compensano soltanto le emissioni di CO2 generate dalla distribuzione nelle sale. Roba minima, quando uno ha distrutto Yellowstone con una colata di lava e costruito giganteschi set semoventi per simulare i terremoti.

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