GLI ABBRACCI SPEZZATI

Il regista spagnolo più famoso dopo Luis Bunuel è stanco, colpa di qualche guaio con la salute. Gli anni non aiutano: sulla sessantina, uno riflette prima di scherzare con le suore del convento, i magnifici travestiti che non somigliano per niente alla Brendona, le pratiche amorose che prendono il nome dal verbo chupar (la nostra vera perdita dell’innocenza, fu quando capimmo perché il Chupa Chups della nostra infanzia si chiamava così). Niente di male, se non fosse afflitto da un’altra sindrome molto più devastante, sempre in agguato tra chi ci fece ridere a crepapelle dissacrando tutto il dissacrabile, vantando i benefici della mala educación, perfino celebrando l’estetica della mutanda maschile a costine (qualcuno lo faccia sapere ad Antonio Scurati, che sulla Stampa celebrò il cappotto di cammello indossato da Alain Delon in “La prima notte di quiete”, dimenticando Franco Franchi in “Ultimo tango a Zagarolo”, ma sulla mutanda da merceria è rimasto indietro, vale come prova una pagina letta in “Il bambino che sognava la fine del mondo”). Pedro vuole girare un film serio e malinconico, che levi di mezzo l’etichetta della movida madrilena, e che invece mostri gli intrecci tra l’arte e la vita, nonché i tormenti della creazione artistica. Per farlo sceglie, come Woody Allen in “Hollywood Ending”, un regista e sceneggiatore cieco: idea che fa subito rabbrividire, giacché porta con sé la fuffa rubricata – nel catalogo “spunti & temi che i registi in crisi dovrebbero evitare” – come “visioni interiori” (vedi anche “gli occhi della mente”: almeno Woody Allen prendeva in giro i cinefili di Francia, che non muoiono mai e anzi il testimone viene continuamente ripreso dalle nuove generazioni). Detto regista, antipatico e scostante oltre ogni dire, ha perduto in un incidente di macchina a Lanzarote la sua musa e prima attrice Penelope Cruz, appassionatamente amata dopo un casting che più couch non si potrebbe, maritata a un miliardario che ne produceva i film. Titolo galeotto: “Chicas y Maletas”, autoparodia di “Donne sull’orlo di una crisi di nervi”, con partecipazione speciale della ragazza-Picasso Rossy De Palma, l’unica scena davvero divertente di un film che rende omaggio a Fellini e a Rossellini. Meno convinto l’omaggio al melodramma, anche se Lena-Penelope ha passato ore dal parrucchiere e al guadaroba per somigliare alle divine.

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