NEL PAESE DELLE CREATURE SELVAGGE

Curioso caso di doping. O di silicone in dosi massicce. Le dieci frasi accuratamente scelte da Maurice Sendak per la sua favola illustrata “Where the Wild Things Are” diventano un film. Riempiono i buchi il regista Spike Jonze e lo scrittore Dave Eggers, in allegra fuga dalla vita adulta e in buona compagnia. Wes Anderson ha appena presentato al festival di Londra “Fantastic Mr Fox”, Alessandro Baricco anuncia il suo prossimo romanzo, “Emmaus”, con la frase: “Abbiamo tutti sedici, diciassette anni - ma senza saperlo veramente, è l’unica età che possiamo immaginare: a stento sappiamo il passato”. La favola ha la sua bella morale, naturalmente, e neppure un guastatore come Spike Jonze (“Nella testa di John Malkovich”, “Il ladro di orchidee”) accoppiato con l’ex fanciullo prodigio della letteratura americana pensano di scardinarla. Semplicemente, danno carattere e scrivono dialoghi per i mostri che nell’originale, e nella traduzione di Antonio Porta appena ristampata da Babalibri, all’arrivo del ragazzino Max in costume da lupo “ruggirono terribilmente, digrignarono terribilmente i denti, rotearono tremendamente gli occhi e mostrarono gli artigli orrendi”. Lo scrittore e illustratore – nato nel 1928 a Brooklyn da genitori ebrei polacchi, premio Andersen e premio Astrid Lindgren, vale a dire Pippi Calzelunghe – va subito al dunque perché i bambini sono impazienti. Il film se la prende più comoda. Per dettagliare il concetto “quella sera Max ne combinò di tutti i colori, e anche peggio” sfida la pazienza degli spettatori: battaglia a palle di neve, ira per la sorella maggiore, attacco di gelosia per il nuovo fidanzato della mamma, tutto girato con macchina a mano e inquadrature strettissime. Fortunatamente il prologo da “SOS Tata” finisce e arrivano le promesse creature selvagge: rissose, litigiose, cattive, traditrici, doppiogiochiste, nel caso migliore disadattate nonostante la rotondità e le carinerie da peluches (un po’ troppo somiglianti ai pupazzi abbandonati nella cameretta). Sono primitivi, ma hanno già gli architetti. La tecnica mista – attori con costumi e animazione digitale – fa miracoli soprattutto con due gufetti. Se volete sapere proprio tutto, “Nel paese delle creature selvagge” in versione Dave Eggers è pubblicato da Mondadori. Buono il doppiaggio: giuste le voci, le intonazioni, la sottile presa in giro del “parliamone”. 

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