BASTARDI SENZA GLORIA

Giù il cappello, Tarantino azzecca ogni dettaglio. E’ una magnifica sorpresa scoprire che l’omaggio non va ai film italiani di serie B (“Quel maledetto treno blindato” di Enzo Castellari, per l’esportazione intitolato appunto “Inglourious Basterds”) ma al cinema tutto. Dai western alle commedie girate da Ernst Lubitsch, dai film di spionaggio britannici ai melodrammi francesi con Danielle Darrieux, dalle pellicole con Leni Riefenstahl al cinema della resistenza, passando per la propaganda targata UFA e concentrando tutti i nazisti passati presenti e futuri nel colonnello delle SS Hans Landa, affidato alle amorevoli cure di Christoph Waltz. Una vita trascorsa recitando in teatro e per la tv austriaca e tedesca, prima dell’incontro fatale. Tarantino, che andava scrivendo e riscrivendo la sceneggiatura da anni, era sul punto di rinunciare per mancanza di un attore all’altezza, capace di recitare in tedesco, francese e inglese (più un’infarinatura di italiano quando gli dicono che Brad Pitt in smoking bianco e i due scagnozzi che lo accompagnano parlano la lingua di Dante). Poiché il film usa tutte e tre le lingue con pari dignità, a seconda delle situazioni, conviene vedere la versione originale con i sottotitoli, per non perdersi l’accento del Tennessee, pesante come un macigno, sfoggiato dal capo dei bastardi: un manipolo di ebrei americani, più due tedeschi, paracadutati nella Francia occupata per collezionare scalpi nazisti. I risparmiati avranno una svastica tatuata sulla fronte: a futura memoria, quando si toglieranno la divisa cercando di far perdere le loro tracce. Diviso in capitoli come un romanzo bello e classico, “Bastardi senza gloria” racconta l’Operation Kino ai danni dello stato maggiore nazista, con la collaborazione delle infiammabili pellicole in nitrato. E finalmente vediamo un critico cinematografico che combina qualcosa di buono nella vita, oltre a scrivere saggi e ad accapigliarsi con i colleghi. Restiamo ammirati davanti a certi dialoghi: chi ancora crede che Tarantino sia un regista d’azione non ha capito nulla. E’ un magnifico scrittore, come dimostra anche la famigerata scena della puntura di adrenalina nel cuore di Uma Thurman. Riesce a far recitare perfino Diane Kruger, una che finora faceva la bamboletta, e le regala un’ingessatura con il tacco che ogni ragazza azzoppata d’ora in poi sognerà.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi