BRÜNO

E’  sconnesso, disuguale, adattato con licenze e doppiato con voci che smorzano gli oltraggi invece di potenziarli. E’ anche meno modaiolo (nel senso degli stilisti e delle sfilate) di quel che gli spezzoni tv con il giornalista austriaco Brüno, capello con gommina e tanga sempre in vista, lascerebbero immaginare. Però si ride parecchio. Sempre che non andiate al cinema con il taccuino per annotare tutti gli scherzi scorretti, con l’intenzione di scatenare il dibattito “Is Brüno good for the gays?”. Sempre che non abbiate bisogno di distogliere lo sguardo quando sullo schermo c’è un pene che danza come un derviscio rotante e prende la parola per far pubblicità allo show di colui che ambisce a diventare “l’austriaco più famoso dopo Hitler” (anche le scene di sesso diciamo coniugale, tra Brüno e il suo sex toy, sono fortine). Le tenta tutte: oltre al programma tv, va in medio oriente per accelerare il processo di pace: vestito da ebreo ortodosso, ma con i calzoncini corti, si fa inseguire dai Lubavitch, e quando suggerisce di lasciar perdere Osama bin Laden perché ormai con quella barbaccia è fuori moda, si fa inseguire anche dagli arabi. Per non essere da meno di Madonna e di Angelina Jolie, corre ad adottare un bambino in Africa, scambiandolo con un iPod. Lo dice in un talk show con pubblico quasi totalmente afroamericano, una tra le scene più divertenti del film, costruite alla maniera di Borat: vittime ignare, Sacha Baron Cohen che le spara grosse e coraggiosamente rimane fedele al personaggio anche quando le cose si mettono male. Un conto è infiltrarsi alla settimana della moda milanese con una tuta di velcro, e sfilare due minuti in passerella prima che il servizio d’ordine ti immobilizzi. Un conto è spiegare a una platea di colore che l’Africa è piena di afro-americani. “Africani”, rumoreggia il pubblico, mentre Brüno spiega con sussiego che la parola corretta è “afromericani”, l’altra va considerata un insulto. E come si chiama il piccolino nero, che prima abbiamo visto sul nastro del trasporto bagagli dentro una scatola di cartone con i buchi per l’aria? “Gli abbiamo dato un nome tipicamente afromericano, insiste il papà adottivo”. “O. J. Simpson”, è la risposta originale. “Mike Tyson” è la risposta italiana (che fa molto meno ridere). Finché Brüno scopre che tutti i suoi idoli sono etero, e decide di perdere il vizio.

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