LA RAGAZZA CHE GIOCAVA CON IL FUOCO

E’  sceso in campo anche Vargas Llosa, per difendere Stieg Larsson dagli attacchi degli scrittori che vendono meno di lui, quindi sono convinti fermamente che un best seller debba essere per forza una sciocchezza. Ma se – come dice Nick Hornby – il compito di un romanziere sta nel tenere la fine di un romanzo il più lontano possibile dall’inizio, le tremila e rotte pagine della saga “Millennium” sono perfette. Vargas Llosa paragona la trilogia a Dumas e Dickens, maestri nell’arte di tenere sveglio il lettore, faccenda che i grandi non disdegnano e i piccoli trovano alla portata di qualsiasi mestierante. Magari qualcosa sfugge di mano, qualche passaggio non torna, e capita che i traduttori italiani davanti alle scritture al servizio esclusivo della trama e dei personaggi rimangano spaesati. Sta di fatto che fino a poco tempo fa non sapevamo niente della hacker Lisbeth Salander. Ora è una di noi, e dovrà passare molto tempo prima che un romanziere con ambizioni letterarie riesca a fabbricare un’eroina tanto straordinaria (fateci caso, davvero non viene in mente un’altra vendicatrice senza lamenti di torti e di stupri, solo vittime, vittime, vittime). Nel secondo film della serie, Lisbeth è di nuovo Noomi Rapace, un po’ più bella del necessario, ma il cinema ha le sue regole anche quando le donne portano gli anfibi e hanno un dragone tatuato sulla schiena. E’ cambiato il regista, Daniel Alfredson al posto di Niels Arden Oplev, e i risultati si vedono. Spariscono la fotografia e la recitazione da Ispettore Derrick (o altro manufatto audiovisivo tedesco a vostra scelta: “Good Bye Lenin!” aveva una storia magnifica ma luci e inquadrature al minimo sindacale), dando al film una patina più internazionale. Lisbeth questa volta fa tutto da sola, il giornalista investigativo Mikael Blomkvist la segue da lontano, temendo quel che la ragazza potrà combinare se provocata. Nella prima avventura (“Uomini che odiano le donne”) aveva risolto un caso annoso: la sparizione di una ragazza da una camera chiusa (in gergo giallistico, era un’isola con un incidente sull’unico ponte). Riappare ricca e spietata come il conte di Montecristo, dopo che due giornalisti che investigavano sulle schiave del sesso sono morti assassinati e le prime pagine dei giornali la indicano come sospettata numero uno.

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