RACCONTI DELL’ETA’ DELL’ORO

In Romania rischiano di esserci più registi che sale cinematografiche (hanno rispolverato perfino il cinema ambulante, pullmino e teloni da montare, le sedie a carico degli spettatori). Siccome il talento non è acqua e siccome le storie da raccontare non mancano, Cristian Mungiu & company fanno comunque incetta di premi. A Cannes nel 2007 riuscirono nella doppietta: Palma d’oro con “Quattro mesi, tre settimane e due giorni”, vittoria nella sezione parallela “Un certain regard” con “California Dreamin'” di Cristian Nemescu (postuma, il regista era morto in un incidente automobilistico). “Racconti dell’età dell’oro” è uno spassoso film a episodi scritto interamente da Cristian Mungiu, che probabilmente ne farà una serie tv, e diretto da vari registi della nouvelle vague rumena, quasi tutti debuttanti (non che ci fosse una vague precedente, la presenza della Romania ai festival comincia nel 2005 con “La morte del signor Lazarescu” di Cristi Puiu, black comedy da pronto soccorso con un sessantenne alcolizzato per protagonista). Non appaiono sui titoli di testa i nomi dei registi che hanno diretto i singoli episodi, e sulla Croisette giravano due versioni alternative, ognuna composta da cinque storie su sei in totale, giusto per fare un po’ di satira tardiva sul collettivismo, e sul fatto che sotto Ceausescu non sapevi mai cosa ti sarebbe capitato. La versione italiana – a Milano solo dalla prossima settimana, per mancanza di sale – lascia per strada un altro spezzone: i truffatori che per ricuperare preziose bottiglie giravano di casa in casa fingendo di raccogliere campioni d'acqua da analizzare per conto del governo. E’ una delle leggende metropolitane che si raccontavano – un po’ per ridere e un po’ per non morire – ai tempi comunisti. Età dell’oro nella propaganda di regime, tempi durissimi per chi pativa la fame e la prepotenza dei funzionari di partito. In un episodio assistiamo ai preparativi di una visita ufficiale: vengono appesi i frutti agli alberi, lustrate le mucche, il ragazzino con le orecchie a sventola cacciato in seconda fila. Un altro ricorda “Pranzo reale” di Malcom Mowbray: il maiale natalizio viene regalato vivo, bisogna ucciderlo di nascosto dai vicini e le pareti sono di cartone. I trasportatori di galline hanno l’obbligo di consegnare la merce in giornata. Quando si perdono dietro a una bella locandiera, scopriamo perché.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi