IL MIO VICINO TOTORO

La ditta Pixar-Disney non è stata la prima bottega di cinema d’animazione a vincere un Leone d’oro alla carriera (Leone della solita misura per John Lasseter, che per l’occasione sfoggiava una giacca al posto del camicione a maniche corte con pupazzetti della casa, leoncini in miniatura per Brad Bird, Andrew Stanton, Pete Docter, Lee Unkirch, Peter Docter, altrettanto geniali registi della factory). Nel 2005 il premio aveva celebrato il maestro Hayao Miyazaki, e già il molto onorevole appellativo mostra che nell’immaginario cinefilo i giapponesi sono considerati per principio un gradino più su degli americani. Noi che al maestro un po’ ne vogliamo per “Heidi” (letto a un età impressionabile, dimenticato subito, riscoperto quando all’improvviso tornarono di moda le caprette che dai monti fanno ciao e la signorina Rottermeier), non ci siamo ancora del tutto rassegnati al culto dello Studio Ghibli, fondato da Miyazaki con Isao Takahata. Da pronunciarsi “gibli”, come abbiamo imparato al festival di Locarno alla fine della retrospettiva manga, quando sul palco zampettava un gigantesco pupazzo Pikachu – tutta pubblicità per il film “Pokemon – Arceus e il gioiello della vita” – accolto da molti appausi e qualche raro fischio. Peggio degli scontri culturali sono infatti le sopravvalutazioni culturali. Se sul palco fossero apparsi Topolino e Qui Quo Qua, grandi come quelli che accolgono i visitatori a Disneyland, sarebbero partiti insulti per lesa maestà cinefila. Non vuol dire che dallo Studio Ghibli non siano usciti film molto belli, come “La città incantata” o appunto “Il mio vicino Totoro”, che esce nelle sale con vent’anni di ritardo, dopo che il pubblico italiano ha già visto “Il castello errante di Howl” (che ricicla con passione tutta nipponica l'immaginario vittoriano) e “Ponyo sulla scogliera” (che ha sequenze meravigliose, accompagnate da un banale messaggio ecologista per grandi e piccini). La bambina-pesce di quel film – Brunilde il vero nome, e negli altri film dello studio Ghibli troviamo una Nausicaa e Laputa, che nei “Viaggi di Gulliver” è l’isola volante degli scienziati pazzi – ha gli stessi occhioni di Mei. Con la sorella Satsuki lascia la città per stare più vicino all’ospedale dove è ricoverata la madre. Faranno amicizia con Totoro, fantastica creatura dei boschi che pare un coniglione, viaggia in Gattobus, aiuta e diverte le bambine smarrite.

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