UN AMORE ALL’IMPROVVISO

Test. “Il tuo futuro è il mio passato. Per te, nulla di tutto questo è ancora avvenuto, ma io ti conosco da quando avevo sei anni”: se vi riesce di leggere questa frase senza sghignazzare, o senza scuotere la testa davanti al delirio, potete affrontare a cuor leggero “Un amore all’improvviso”. Vuol dire che, molto probabilmente, fate parte del consesso – con un debole per il midcult – che ha fatto salire nelle classifiche “La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo” di Audrey Niffenegger (Mondadori). Vuol dire che vi siete commossi fino alle lacrime per il viaggio nel tempo incrociato con il melodramma, new entry nella commistione tra generi. Prima di questo romanzo – e di “Benjamin Button” con Brad Pitt e Cate Blanchett: moccioso nato vecchio che ringiovanisce con gli anni, in controfase con l’amata se non per un breve periodo di sesso appassionato – l’idea era sfruttata da film come “Terminator” e “Ritorno al futuro”. Non che nella fantascienza o nella commedia le passeggiate tra passato e futuro non creino problemi, c’è sempre la faccenda che se poi sposti una cosa si crea una reazione a catena, e quando torni nel tuo tempo quel tempo è un altro tempo. Quando di mezzo c’è la passione, la faccenda diventa decisamente ridicola. Il fatto che, per insindacabile decisione di non sappiamo chi – forse H. G. Wells, che scrisse “La macchina del tempo” nel  1895 – i corpi viaggiano, si scompongono e si ricompongono, ma non c’è scienziato che riesca a compiere lo stesso prodigio con una maglietta, un paio di pantaloni e magari dei boxer, complica l’inghippo. Arnold Schwarzenegger arrivava nudo nel passato, e subito menava il primo passante per non offendere il pudore degli spettatori. Lo stesso capita a Henry, che quando incontra per la prima volta Clare se ne sta nascosto dietro un cespuglio finché lei non gli allunga la coperta a scacchi del picnic. Lei subito lo ama, perché le femmine fin dalle elementari hanno un debole per gli amori che fanno soffrire. Da grande cocciutamente lo sposa, dopo averlo incontrato per caso nella biblioteca di Chicago dove lui lavora, e avergli spiegato a cena che era destino. Dopo la cerimonia si troverà con un mucchio di vestiti nel letto: l’anomalia genetica (questa sarebbe la spiegazione) ama i colpi di scena. Chissà se Eric Bana e Rachel McAdams leggono i copioni, prima di firmare il contratto?

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