WHITEOUT – INCUBO BIANCO

L’agente federale Carrie Stetko non vende l’ora di andarsene con l’ultimo volo. La possiamo capire. Per quanto gravi siano i motivi che l’hanno condotta in Antartide (svelati a poco a poco da una serie di flashback a Miami che sembrano ambientati in una dependance dell’inferno, mentre il resto delle immagini ostentano un grigio tempesta), non sopporta più le distese di ghiaccio. Ne ha abbastanza delle temperature che fanno gelare gli sputi in aria (come raccontava Varlam Salamov nei “Racconti della Kolyma”), del vento che ulula a cento miglia orarie, dei sei mesi di buio che stanno per arrivare, e della sparuta compagnia. Non ci sono neppure i pinguini, fa notare A. O. Scott sul New York Times, immaginando che le goffe creature abbiano declinato l’invito appena presa visione della sceneggiatura, tratta da un fumetto – decisamente migliore – di Greg Rucka e Steve Lieber (esce nelle edizioni BD, ha vinto un Eisner Award intitolato a Will Eisner, indiscusso campione del fumetto americano, per “The Spirit” e “Contratto con Dio”, nonché maestro di Art Spiegelman). Purtroppo per lei, e per il suo senso del dovere, la poliziotta si imbatte in un cadavere peggio conciato del necessario, come mostra la prima delle autopsie che il regista Dominic Sena – molti videoclip e “Codice: Swordfish”, con il futuro premio Oscar Halle Berry – gira prendendo a modello “Il silenzio degli innocenti”. Ma siccome la tensione drammatica non monta, c’è abbastanza disgusto che induce a chiudere gli occhi e nessuna morbosità che spinge a riaprirli. Il relitto umano viene rinvenuto nella terra di nessuno tra la base americana Amundsen-Scott e la base russa di Vostok, il che fa sospettare subito un intrigo internazionale. Lo conferma l’arrivo di un investigatore delle Nazioni Unite, mandato a occuparsi del dossier “primo omicidio in un continente senza governo centrale, controllato da un accordo multi-nazionale”. Intanto un picconatore folle si aggira in cerca di altre vittime – si dice che l’assassino torni sempre sul luogo del delitto, il problema è che qui non ci sono altri posti dove stare –, i detective sono più nervosi del necessario, si vestono e si svestono di continuo come gli omini della Michelin. Perdere un guanto all’addiaccio può essere fatale, ed è pericoloso anche bere un cicchetto per tirarsi su. L’Antartide è canadese, made in Manitoba. 

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