IL CATTIVO TENENTE – ULTIMA CHIAMATA NEW ORLEANS

Al Lido di Venezia prima e sui giornali poi è stato tutto un gridare al leso capolavoro: giù le mani dal “Cattivo tenente” annata 1992, diretto da Abel Ferrara. Poco prima, Abel aveva lanciato la sua maledizione a Werner – “Spero che vada presto all’inferno” – e Werner aveva risposto: “Non ho idea di chi sia Abel Ferrara, se è convinto che il mio film sia un remake, liberissimo di combattere contro i mulini a vento”. Capi d’accusa: manca il cattolicesimo, manca la profondità, manca il maledettismo. In verità, manca soltanto Harvey Keitel. Nicolas Cage non è all’altezza, l’occhio cade sempre all’attaccatura del parrucchino, quando nella New Orleans post uragano Katryna arrivano le “fucking iguanas” da un momento all’altro ci aspettiamo che il tenente corrotto e drogato cominci a far di conto e tracciar strani segni annunciando la fine del mondo (come accade in “Segnali dal futuro” di Alex Proyas, nelle sale dalla scorsa settimana, e come accadde nel “Mistero dei templari” o nel “Mistero delle pagine perdute”). Primattore a parte – che raggiunge la sufficienza, siamo comunque in un film americano diretto dal meglio che resta del nuovo cinema tedesco – questo “Cattivo tenente” fila liscio dalla prima all’ultima scena (e i poliziotti deviati non sono un brevetto di Abel Ferrara, il suo era solo particolamente truce, dovrebbe far causa anche il William Friedkin di “Vivere e morire a Los Angeles”). Molto meglio di “My Son, My Son What Have Ye Done“, secondo film di Werner Herzog in concorso a Venezia: un figlio che uccide la madre dopo aver partecipato a un laboratorio teatrale dove si mette in scena “Clitennestra”. Con un cast di culto – Chloe Sevigny, Michael Shannon, Mark Ruffalo. Ma afflitto da flash back introdotti dall’indecente domandina “ti ricordi?”. Il cattivo tenente si fa di vicodin, come il dottor House, e di molte altre droghe perlopiù sottratte all’archivio prove. Non riesce a badare a un cane ed è maestro quando deve strapazzare una vecchietta e la sua badante: leva i tubicini dell’ossigeno, fa confessare alla nera dove si trova il figlio ricercato, alla fine sbotta “è per colpa di gente come voi che il paese va a rotoli”. Subito dopo si lascia scappare l’unico testimone di un caso importantissimo. Non manca la battuta sulla crisi finanziaria: “La cosa più seccante del recupero crediti sono le storie che ti tocca stare ad ascoltare”.

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