G-FORCE: SUPERSPIE IN MISSIONE

“Ho portato il bambino che è in me a vedere ‘Alvin Superstar’  e lui non me l’ha ancora perdonato”. Avevamo annotato la frase, frutto di puro saccheggio, qualche mese fa. Torna buona per “G-Force -– Superspie in missione”. Probabilmente oltre al bambino che è in noi si ribella anche il bambino che è in loro, vale a dire nei dodicenni com’erano una volta e come ora esistono solo nelle favole: è difficile immaginare i ragazzini di oggi persi dietro le avventure di tre porcellini d’India, per quanto ben addestrati. Dovrebbero essere il punto più avanzato di un programma segreto del governo che usa le bestiole come spie: il passo successivo alla già delirante squadra top secret che nell’ultimo film con George Clooney (“Men Who Stare at Goats”, è aperta la caccia al titolo italiano) vuole vincere la guerra fumando canne, praticando lo yoga e il lavaggio del colon, ipnotizzando caprette. Gli effetti speciali – il regista ha una lunga esperienza nel settore – ora consentono criceti pistoleri o esperti in arti marziali che lavorano in team con una mosca e una talpa, cieca come vuole la tradizione ma un mostro in informatica. Non è detto però che ogni diavoleria tecnicamente realizzabile meriti un film. Non tutti si divertono a vedere i porcellini d’India con le maschere, le pinne e i razzetti in missione subacquea. E anche quelli che si divertono forse possono farne a meno, vista la ricca offerta di titoli in 3D: solo Barack Obama, con tutto quel che ha da fare, può scordarsi il titolo del film visto con gli occhialetti nel cinemino privato alla Casa Bianca (era “Up”, che altro?). Va notata anche la discrepanza tra le voci originali e i doppiatori italiani. Da una parte troviamo Bill Nighy,  Zach Galifianakis (esploso con “Una notte da leoni”, era il giovanotto che metteva gli occhiali da sole al neonato e raccontava curiosità da Settimana Enigmistica), Penélope  Cruz (tra i criceti guerrieri le pari opportunità sono cosa acquisita), Nicolas Cage ,Sam Rockwell, Steve Buscemi. Dall’altra rispondono Lorenzo Flaherty, Romina Mondello, Fabio Troiano. Questa volta il tocco magico del produttore Jerry Bruckheimer – l’uomo che riuscì a trasformare “I pirati dei Caraibi” (allora un’attrazione Disney sul viale del tramonto) in una serie di straordinario successo al botteghino – non ha funzionato tanto bene.

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