IL GRANDE SOGNO

Cose che abbiamo imparato guardando “Il grande sogno” di Michele Placido. Nel 1968 – data fatidica che fino all’anno scorso su questo giornale era severamente proibito scrivere, 67+1 faceva funzione se indispensabile per scopi satirici – gli studenti leggevano “Lettera a una professoressa” di don Milani e i Quaderni Piacentini. Facevano gli espropri proletari al ristorante, ordinando costose bottiglie del 1966 e scrivendo sul conto a pennarello rosso “paga la Fiat”. Solidarizzavano con i braccianti in canottiera nelle campagne di Avola, lamentandosi del cibo monotono, peperoni e patate tutti i giorni. Le ragazze dell’Azione cattolica portavano i golfini sopra le camicie chiuse fino all’ultimo bottone, d’inverno un bel montgomery, e andavano alle marce della pace ingannando i genitori. Scoperto l’inganno, invocavano la presa di coscienza dando un gran dolore a papà. Gli studenti volevano fare dell’università “un punto di disfunzione del sistema” (cosa che, a differenza della rivoluzione è riuscita benissimo, giudicando con il senno di poi). I fascisti facevano arrivare agli occupanti scatole di supplì farciti con vetri rotti (e a sanguinare era sempre lo studente lavoratore). Le compagne venivano trattate con un certo garbo, si tenevano seminari sulla liberazione sessuale, si ordinava ai professori di leggere Mao ”per completezza di informazione”. Durante il provino all’Accademia di arte drammatica le esaminatrici facevano recitare in dialetto pugliese i candidati di bella presenza ma un po’ scarsi nell’italiano. Poi si presentavano al giovanotto come “ultima vestale del vecchio teatro, non più vergine, anzi un po’ troia”. I poliziotti le davano di santa ragione agli studenti, durante le occupazioni si scopava un sacco. Dalla conferenza stampa abbiamo imparato che Michele Placido ha un carattere fumantino. Leggendo Variety abbiamo scoperto che il recensore incaricato scomoda “Dreamers” di Bernardo Bertolucci e “Les amants réguliers” di Philippe Garrel, lodando la ricostruzione storica e il cast giovane e sexy. Potrebbe vincere qualcosa alla mostra di Venezia, Giuseppe Tornatore permettendo: il presidente della giuria Ang Lee ha appena girato “Taking Woodstock”, sulla settimana precedente ai tre giorni di pace, amore, e musica. 

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