VIDEOCRACY

Ai festival si fanno code per applaudire film che nessuno andrebbe a vedere nel cinema sotto casa. Lo scrisse un critico francese (il nome non lo ricordiamo, anche lui nel monumento al battutista ignoto). Ben si applica al film di Erik Gandini, ieri con file interminabili alla mostra di Venezia (sezioni congiunte Settimana della Critica e Giornate degli Autori) e oggi nelle sale italiane. Con tutta probabilità, senza bisogno di attendere pazientemente il proprio turno, tipo pane agli affamati o parola di conforto ai sofferenti. Daranno la colpa alla Rai e di Mediaset che non hanno voluto trasmettere i trailer. Guai a far notare che “Videocracy” ha goduto del colossale lancio che solo la parola “censura berlusconiana” può garantire a un regista in cerca del suo quarto d’ora di celebrità. Guai ai venduti e ai nemici che osano dire quanto è noioso il presunto “documentario all’americana” – dove sta Michael Moore? è già al Lido? gli vogliamo fare tutte le nostre scuse. Inizio promettente su un programma tv casalingo in bianco e nero (già con i classici: quiz e spogliarello della casalinga). Poi arrivano le ragazze nude del Drive In, lo show che entrerà nelle storia della letteratura per aver dato i natali artistici a Giorgio Faletti (incoronato da Antonio D’Orrico come migliore scrittore italiano, speriamo soltanto che dopo tanto onore e tante copie vendute l’ex Vito Catozzo non decida di purgare la sua autobiografia). Stacco su un giovanotto che al suo quarto d’ora di celebrità ambisce quanto il regista, ma essendo di mezzi limitati non può fare cinema politico e deve buttarsi sulle comparsate in tv. Si lamenta perché le donne partono in vantaggio, “possono scendere a compromessi e hanno la strada spianata”. Per un maschio è più difficile, comunque lui sarebbe disposto a concedersi soltanto per un film tutto suo da lanciarsi con lo slogan il Van Damme italiano (dove “soltanto” va letto anche nel senso di “una sola volta”). Tutto ha il sapore un po’ ammuffito del documentario mezzo girato, accantonato, ritirato fuori per cogliere l’occasione: ad esempio, sulle bandiere e sulle spille sta scritto “Forza Italia”, e la casa del Grande Fratello risale a qualche edizione fa. Però gli italiani hanno il sacrosanto diritto di sentire i deliri di Fabrizio Corona, novello Robin Hood che ruba ai ricchi per dare a se stesso, e di vederlo mentre sotto la doccia si insapona con cura il pisello.

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