LE OMBRE ROSSE

Con chi ce l’ha Citto Maselli? Secondo la migliore tradizione, inveisce contro la sinistra tutta, facendo seguire all’incazzatura un narcisismo degno di miglior causa e una visione dei centri sociali dove le ragazze fanno la doccia in due e dormono con le mutande che Scarlett Johansson esibiva nel film “Lost in Translation”. E naturalmente –  alto come il nitrito della cavallina storna che nella poesia di Giovanni Pascoli indica l’assassino del genitore (sì, Giovannino scriveva anche thriller, oltre che poesie sui lombrichi e altre delizie a cui solo Paolo Poli sa rendere giustizia) – risuona il grido: “Venduto!” (altro non serve per scandire litigi e scissioni). La ricchezza e l’abbondanza del materiale da sghignazzo manda in confusione. Per esempio, le giacche sahariane che Citto Maselli presta al suo doppio Roberto Herlitzka, intellettuale che un bel giorno viene invitato in un centro sociale per una conferenza sui nuovi irrazionalismi a partire da un articolo pubblicato su Micromega. Product placement, pubblicità gratuita o semplice svista? Non pare la rivista più letta nei centri sociali. (Stefano Disegni, dove sei quando abbiamo bisogno di te, e del tuo “cittomaselli” scritto tutto attaccato come il nome di un soprammobile da mettere in soffitta?). Per esempio, l’architetto con i calzoni patchwork, che tiene ancora il busto di Lenin sul comodino irrompe nel centro sociale pronunciando sciocchezze paragonabili a quelle che Maurizio Crozza fa dire nei suoi sketch all’architetto Fuffas. “Mi sono ispirato al costruttivismo paleosovietico”, annuncia l’archistar: in due giorni il progetto è pronto, i finanziamenti pure, mentre alla scuoletta del centro sociale – dove maestre africane insegnano a bambine cinesi – mancano i soldi per i gessetti. Un pittore dipinge “il dolore del mondo”,  una banda di teatranti sfigati discute se Amleto andava o no a letto con Gertrude: bell’esempio di autoironia, se nello stesso tempo per pellicole girate con pari cialtronaggine non si pretendessero fondi di stato (e se le scene non fossero la brutta copia di “Io sono un autarchico”). L’intellettuale–cittomaselli ha la lacrimuccia quando ascolta la musica, invoca André Malraux (panico al centro sociale, ricerca sull’enciclopedia cartacea, wikipedia doveva essere momentaneamente interrotta), e quando scopa tira fuori la vestaglia di ciniglia.

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