S. DARKO

L’antefatto è più interessante del film. “Donnie Darko” di Richard Kelly uscì nelle sale americane a ottobre. Ottobre 2001. Non si poteva scegliere peggio, per una storia con un coniglio gigante che annuncia la fine del mondo di lì a un mese scarso, preceduta da motori di aeroplano che precipitano sulle case mentre la televisione trasmette il dibattito tra Bush e Dukakis. Per contorno, adolescenti che sanno tutto sui viaggi nel tempo e le segrete pieghe dell’universo (oppure – ipotesi B da non trascurare – sono semplicemente schizofrenici). Subito ritirato dalla circolazione, il film cominciò una seconda vita ai festival (proiezioni di mezzanotte, perlopiù), e finì per diventare oggetto di culto. Prima tra gli adolescenti (prendetelo come un Harry Potter sconnesso, con un micidiale cocktail di fisica e esoterismo al posto della banale bacchetta magica). Poi tra gli adulti non troppo esigenti in fatto di trama, pronti a spendere subito l'aggettivo visionario. Il successo fu tale da produrre un director's cut con venti minuti aggiunti e altri dettagli sull’Universo Tangente e i Viventi Manipolati. Dando al regista mano libera per girare il suo secondo film, “Southern Tales”. In concorso a Cannes fu seppellito sotto le risate, poi fu rimontato daccapo – senza che si notasse troppo la differenza – e ora esce in Dvd (il regista, va detto a suo onore, ha riconosciuto il pasticcio). La S. di questo sequel sta per Samantha, la sorella più piccola (l’altra si chiamava Elizabeth, ed era Maggie Gyllenhaal, mentre il fratello Jake ebbe la parte dello scombussolato Donnie). Sette anni sono passati, in questo il tempo nostro e il tempo del film coincidono. Morto Donnie, ora tocca  a Samantha annunciare la fine del mondo, prevista di lì a quattro giorni. Più che un seguito, sembra un clone, con personaggi e deliri e conigli che sono la brutta copia dell’originale (Richard Kelly si è subito dissociato). Samantha parte da Middlesex verso Los Angeles, in compagnia dell’amica Corey. Si fermeranno a Conejo Springs, cittadina con più matti del necessario (la fine del mondo, evidentemente, li fa uscire dalle tane). Le meteoriti cadono dal cielo, il veterano dell’Iraq forse è un serial killer, lo spettatore vorrebbe darsi alla fuga. Finora di culto è diventata solo la battuta: “Una volta questa era una città tranquilla, poi sono arrivate le droghe e il sesso anale”.

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