CHERI

Chéri annuncia che farà un bagno. La cinquantenne Léa – cortigiana Belle époque sul viale del tramonto – pensa che troverà “un lago nella stanza, otto asciugamani zuppi, i residui del rasoio nella bacinella”. Il giovanotto è il tipo che si spoglia gettando i calzini sul caminetto, le mutande sullo scrittoio, la cravatta al collo di un busto della padrona di casa e amante. La mattina appena sveglio chiede in regalo una collana di perle. Anzi, l’ha già al collo e sostiene “mi sta bene quanto a te, se non di più”. “Il giorno che una donna mi amerà per la mia intelligenza sarò rovinato” aggiunge più tardi nella conversazione, cercando la spilla e gli stivaletti di camoscio che gli servono per un’uscita mondana (e rivelandosi assai saggio per la sua viziatissima gioventù). Così scriveva Colette nel suo racconto “Chéri”, datato 1920. L’anno dopo, a 47 anni, la scrittrice si porterà a letto Bertrand de Jouvenel, che aveva sedici anni ed era figlio del suo secondo marito (il primo, Willy, la sfruttò come ghost writer facendole scrivere “Claudine”). Se volete imitarla, sappiate che galeotta fu una spiaggia del nord: racconta tutto Valentina Fortichiari in “Lezione di nuoto” (Guanda, in libreria tra pochi giorni). L’appello a Colette non serve per dimostrare la superiorità della letteratura sul cinema, ma per far garbatamente notare che, non essendoci nel film calzini sul caminetto, bagni allagati, maschi che impiegano a vestirsi più tempo delle donne in un tempo in cui le donne portavano il busto, Stephen Frears ha sbagliato tono. Lo ha fatto con la complicità di Christopher Hampton, che già aveva sceneggiato per lui “Les liaisons dangereuses” (andando fuori strada pure lì: l’arte della dissimulazione tutta settecentesca cara alla Marquise de Merteuil, che stringeva in pugno i chiodi e si allenava a sorridere, perché questo serve nella vita a una ragazza, si tinge di romanticismo). Gli intermezzi comici toccano a Kathy Bates, cortigiana ripulita che getta Chéri – l’efebico e riccioluto Rupert Friend – tra le braccia dell’amica per un giro d’istruzione. Michelle Pfeiffer viene fotografata in tutto il suo splendore, l’altra avanza vestita come un paralume, senza più tracce del fascino trascorso. PS. Volendo fare i colti, si dice “prostituta d’alto bordo”. Non “prostituta d’alto borgo”, come abbiamo trovato scritto almeno dieci volte. Se ne discute anche su Internet, basterebbe un dizionario.

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