TERMINATOR SALVATION

Ottima stagione per le saghe. J. J. Abrams ha risuscitato “Star Trek” con iniezioni di ironia, buona recitazione, una trama che soddisfa i fan e non taglia fuori chi confonde Spock con Kirk. Ora tocca a “Terminator”, il film che lanciò Arnold Schwarzenegger quando ancora l’unico attore passato alla politica si chiamava Ronald Reagan. Siamo al quarto titolo, che dovrebbe chiudere la serie iniziata da James Cameron nel 1984. Per la ricchezza degli effetti speciali, per una regia frenetica che tratta con la stessa attenzione macchine e umani, per la scelta di Christian Bale come nuovo John Connor, l’ultima speranza dell’umanità, potrebbe proporsi un nuovo inizio. Da un regista con la sigla al posto del nome, che aveva in curriculum i due film con le Charlie’s Angels era difficile aspettarsi un simile regalo. Saremo meno sospettosi con il suo prossimo film tratto da “Ventimila leghe sotto i mari” di Jules Verne: non vediamo l’ora di vedere la piovra gigante, speriamo realizzata dallo studio di Stan Winston. Il fondatore – nonché dedicatario del film – è morto a giugno dell’anno scorso, i ragazzi di bottega sono stati all’altezza del maestro. Non solo con il vecchio e collaudato modello T-800, che nel primo film veniva inviato nel passato per impedire la nascita del futuro capo della resistenza (secondo la regola numero uno che regola i viaggi nel tempo, finiva per provocarla). Molte altre diavolerie si aggirano nell’America post giorno del giudizio, tra le macerie e sotto un cielo grigio che farebbero benissimo da sfondo anche a “The Road” di Cormac McCarthy. Per esempio, i moto-Terminator fabbricati in collaborazione con la Ducati, i temibili droni di pattuglia, certe creature da lago che sembrano un “granchio psicopatico incrociato con un serpente marino” (o gigantesche canocchie ghiotte di carne umana) e gli Harvester, giganteschi ragni meccanici che raccattano i sopravvissuti umani per portarli nei campi di concentramento. John Connor cerca di diventare finalmente il capo della resistenza contro le macchine (a ricordargli il suo destino, la voce di sua madre su un vecchio registratore a cassette). Sulla sua strada, uno smemorato di nome Marcus Wright. Ricordate il nome dell’attore, Sam Worthington, altro australiano fatto con lo stampo Russel Crowe.

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