UOMINI CHE ODIANO LE DONNE

Molto dipende dai rapporti che vi legano alla trilogia Millennium (da Marsilio, complimenti a chi la ha scovata, anche se ora ci toccheranno decine di altri gialli venuti dal freddo), il bestseller che Stieg Larsson non fece in tempo a veder pubblicato: morì per un infarto in redazione, colpa di sette piani a piedi, poco dopo aver scritto un capitolo dove un giornalista muore d’infarto alla scrivania. “Uomini che odiano le donne” è il titolo del primo volume, dove facciamo conoscenza con il giornalista investigativo Mikael Blomqvist e la hacker Lisbeth Salander: entrambi stanno passando un momentaccio. Nel secondo e nel terzo – “La ragazza che giocava con il fuoco” e “La regina dei castelli di carta” – i due faranno coppia in avventure parecchio più rischiose. Dipende dai rapporti che vi legano alla saga Millennium: se l’avete letta stando svegli la notte, se non ne avete mai sentito parlare, se come Carlo Fruttero pensate sia stata scritta direttamente dal computer, senza nessuna forma di intelligenza umana a illuminarla (con tutto il rispetto, Fruttero si sbaglia: provate voi a vendere milioni di copie in tutto il mondo con tre mattoni di oltre mille pagine ognuno, mentre i lettori già sbavano per il quarto). Se l’avete letta, già sapete la storia: un mistero della camera chiusa grande quanto un’isola, una ragazza scomparsa, un vecchio che riceve ogni anno un quadretto floreale, una famiglia di industriali dove nessuno è normale. E allora non vi resta che contare le differenze tra libro e film, il danese Niels Arden Oplev non è il tipo di regista con idee brillanti. Tranne, bisogna riconoscerlo, nelle scene di violenza, più convincenti del resto (e molto meno kitsch di certe sequenze infantili). Nella parte di Lisbeth, Noomi Rapace con felpa, anfibi, tatuaggi e piercing in stile gotico punk, è molto più bella e alta di come dovrebbe essere. Se non sapete nulla della storia, “Uomini che odiano le donne” vi farà una migliore impressione. I delitti nella camera chiusa sono sempre appassionanti, l’indagine procede veloce (con l’aiuto di fotografie e spioni che entrano in qualsiasi computer), i personaggi sono originali, i colpevoli sono insospettabili, i cattivi che approfittano del loro ruolo istituzionale per torturare le ragazze risultano davvero ripugnanti. Ma, appunto, gran parte del merito va al povero Larsson.

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