LEZIONI D’AMORE

"L’animale morente” non è il miglior romanzo di Philip Roth. Racconta la vecchiaia, come lo scrittore fa anche in “Everyman”, ma il paragone tra i due va tutto a sfavore del primo. Ogni parola di “Everyman” suona vera, vissuta e agghiacciante. La maggior parte di “L’animale morente” sembra costruita come un esorcismo, o perlomeno un amuleto da lucidare quando serve. Non migliora la situazione lo spazio lasciato a un personaggio femminile: o sono erotomani come nel “Teatro di Sabbath” o sono mogli infermiere, o lo scrittore di Newark non riesce proprio a renderle credibili. E su tutto aleggia quel senso di onnipotenza che l’anziano Gore Vidal, nell’autobiografia intitolata “Palinsesto”, aveva affidato alla frase: “ogni volta che in queste pagine nomino qualcuno che ho conosciuto, poi vengo a sapere che è morto”. Si capisce perché la regista catalana Isabel Coixet sia stata attratta dalla storia, e abbia portato in dote un sovrappiù di melodramma con gabbiani e mare d’inverno: il suo primo film era intitolato “La mia vita senza me” (il secondo, “La vita segreta delle parole”, girava intorno a ferite e ustioni). Spiace dover rivelare che non si tratta di una commedia romantica, e meno che mai di un kamasutra, ma non è neppur giusto trovare la scritta “sale” sul barattolo dello zucchero. “La vecchiaia non è per femminucce”, spiega il professor David Kepesh (Ben Kinsgley a cui la produzione voleva imporre il parrucchino: sdegnato rifiuto, quindi lo vediamo al naturale). Dice di citare Bette Davis, e l’accoppia con le malinconie di Tolstoj sullo stesso soggetto, per questo ha la cattedra di cultural studies. Lui però se la cava piuttosto bene: seduce una studentessa dopo l’altra, avendo cura di scegliere quelle che hanno già dato l’esame (e quelle che a sentire il suo tono da conquistatore e le sue frasette da acchiappo non scappano con il primo camionista di passaggio). L’ultima si chiama Consuela, figlia di immigrati cubani. Penelope Cruz per un po’ sembra riuscire a risollevare le sorti del film, tanto è bella, brava, nuda come in un quadro di Goya. Il professore continua a fare l’antipatico, ogni volta che gli capita l’occasione. Con l’amante di sempre Patricia Clarkson, che con spirito e coraggio – vista la concorrenza – si spoglia anche lei. Con il figlio. Con il collega sfortunato.

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