FEISBUM!

Primo instant movie nella storia del cinema italiano. Paragonabile, per l’intenzione di incassare presto e bene, a certi musicarelli che da parecchio non usano più. Film a episodi, quindi, da girare in contemporanea con otto registi e otto troupe tecniche, al lavoro per otto giorni di riprese ciascuno. Il vero investimento sta nel numero di copie. 200 sono gli schermi intenzionati a proiettare il film, secondo le dichiarazioni dei produttori: (cifra appresa poco dopo aver sentito, durante la proiezione per la stampa, un giornalista che commentava: “tanto in sala non arriverà mai”). Le copie costano, ma servono per portare a casa più denaro possibile prima che scatti l’eventuale passaparola negativo. Con il primo fine settimana di programmazione tutto si conclude, nel bene o nel male: fiasco clamoroso, o spettatori entusiasti che fanno propaganda tra gli amici, mentre il collettivo registico tira pomodori ai critici snob. Il titolo da solo ha già garantito un numero bastante di pagine nelle sezioni “costume e società”, più lette delle recensioni. Un po’ di marketing virale – di tutta la pubblicità, quella che costa meno e rende di più – ha fatto il resto. Sono bastati un po’ di volantini fatti in casa, con le foto scollacciate di un addio al celibato finite su internet e la fidanzata furiosa che rompe la promessa, per mettere in carico al social network più modaiolo anche questa colpa, commentata con sussiego da educatori e psicologi. Non era vero niente, ma “Feisbum!” stava ormai in cima alla rampa di lancio. Primo instant movie nella storia del cinema italiano, con l’augurio che sia anche l’ultimo. Devono pure esistere modi per far circolare un po’ di soldi e per soddisfare il narcisismo dei molti registi e degli anche più numerosi sceneggiatori senza mettere di mezzo l’incolpevole pubblico pagante. I primi a risentirsi dovrebbero essere gli innamorati di Facebook, raccontato come strumento di vendette, bugie, ansie di riscatto sociale ed estetico. Un mondo di piccoli truffatori, di solitudini, di identità posticce un po’ patetiche. Non manca un remake di “L’angelo azzurro”, nientedimeno, però con lieto fine e insegnamento morale, lo sport preferito dai registi dilettanti. Il sessantenne docente di cinema insegue la modella ragazzina incontrata sul web. Scaricato, incontra una ex compagna di liceo, e capisce che il reale può offrire più soddisfazioni del virtuale.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi