ANGELI E DEMONI

Dan Brown non dimentica mai un complotto, anche se lo ha orecchiato una volta sola o lo ha letto in uno di quei volumetti impolverati che si trovano solo nelle librerie frequentate da maniaci. Coltiva un’insana passione per i simboli da decifrare e per le società segrete. In “Angeli e demoni”, scritto prima del “Codice Da Vinci” e illuminato di gloria riflessa, aggiunge un bel contrasto tra scienza e fede, macinato tanto grosso da promuovere Piergiorgio Odifreddi a fine argomentatore. Buon per lui, ha accumulato una fortuna gigantesca, per l’invidia di tutti quelli che una storia più o meno simile (c’era una donna all’Ultima Cena? certo che sì, e non solo per rigovernare) l’avevano già immaginata, pubblicata a proprie spese, vista impolverarsi a metà prezzo nelle librerie esoteriche. Ron Howard, che già aveva diretto “Il Codice Da Vinci” presentato e molto fischiato a Cannes, aggiunge tutta l’azione che può e un bel giro turistico tra le chiese di Roma, con una preferenza per le sculture del Bernini. Senza riuscire a tenersi lontano dal ridicolo. Un Papa “molto amato e progressista” è appena morto, il camerlengo Ewan McGregor spezza il sigillo, il conclave si riunisce. Prima però i cardinali devono spegnere le sigarette e consegnare i telefonini, imbustati come accade ormai durante le proiezioni stampa a rischio di pirateria (e anche quelle non a rischio di pirateria, serve per darsi un tono, se non attiri neppure l’attenzione degli hacker sei out). Intanto a Ginevra l’acceleratore di particelle fa il suo lavoro così egregiamente che la particella di Dio diventa realtà, l’antimateria pure, e si favoleggia di un quinto elemento (lo stesso che diede il titolo a un film di Jean-Luc Besson altrettanto difficoltoso da guardare senza ridere: bisogna convincersi che certe cose riuscivano solo agli sceneggiatori di “Star Trek” anni Sessanta). Il Grande Decifratore Langdon, uno che non può vedere un cartiglio o un’iscrizione o uno scarabocchio senza illustrarne i segreti al prossimo, viene chiamato d’urgenza per salvare la vita a quattro cardinali – molto papabili, secondo gli scommettitori – presi in ostaggio. Le guardie svizzere parlano al cellulare in dialetto svizzero tedesco (nell’edizione doppiata in francese che abbiamo dovuto vedere per metterci in pari con il lavoro). Tom Hanks e la bella Victoria sperimentano un paio di orgasmi da archivio.

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