FROZEN RIVER – FIUME DI GHIACCIO

Melissa Leo era candidata all’Oscar per la migliore attrice vinto da Kate Winslet con “The Reader”: una mistura letale di nazismo, sesso, letture ad alta voce, spunti per dibattiti sulla colpa e l’espiazione, trucco da vecchia che ha commosso i giurati. La sceneggiatura originale di Courtney Hunt (qui anche regista) era candidata all’Oscar vinto da “Milk”: una mistura un po’ meno letale di biopic, melodramma, lotte per i diritti civili dei gay. “Frozen River” ha avuto più fortuna con gli Spirit Award, i premi per il cinema indipendente, con il Grand Prix del Sundance, con Quentin Tarantino che lo ha definito “il più emozionante thriller dell’anno” (ed è stato subito rimbrottato da alcuni per l’esagerazione, e ignorato da tutti gli altri: così impara che per guadagnarsi un titolo sulla stampa italiana bisogna parlare di Edwige Fenech o di Barbara Bouchet). Thriller lo è, emozionante pure, ma per nulla somigliante a un Tarantino movie: né alla scanzonataggine di “Pulp Fiction”, né agli orrori annunciati di “Inglourious Basterds” (così vuole lo spelling originale), dove i tedeschi vengono torturati come gli sfortunati turisti in “Hostel” di Eli Roth. Tolto di mezzo l’ingombro Tarantino – che comunque è gentile a prendersi cura di questo piccolo film girato in meno di un mese, perlopiù di notte, al freddo e al gelo – bisogna sapere che siamo al confine tra gli Stati Uniti e il Canada. Quando il fiume San Lorenzo ghiaccia, sembra un’autostrada, perfetta per i traffici illegali. Melissa Leo, molto brava in una parte che può scappar di mano facilmente, basta un attimo per perdere credibilità, nel film si chiama Ray Eddie: vive in roulotte con i figli, sogna una casa, risparmia per comprarla ma non ha fatto i conti con il marito giocatore. Ritrova soltanto l’auto, in una riserva Mohawk (terra di casinò, appunto). Lì conosce Lila, nativa americana con qualche idea su come i soldi si possono fare rapidamente. Nessun poliziotto americano fermerà mai un’auto con una donna bianca al volante. Nessuno oserà frugare nel bagagliaio dell’auto, come potrebbe succedere a Lila. E non lo farà neppure la polizia della tribù. Capita però che i cinesi coinvolti nel traffico non vogliano una donna al volante. I soldi facili portano tragedie, questo lo sappiamo: la variazione sul tema di Courtney Hunt è tremenda, imprevedibile, diretta con mano sicura e niente lacrime.

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