EX

Due ore di film e si ricordano due battute. La prima di Vincenzo Salemme, davanti al giudice con la quasi ex moglie Nancy Brilli per discutere l’affidamento filiale. Nessuno dei due coniugi li vuole per sé, i rampolli si annoiano con entrambi. Sentendo che i due mocciosi sono appassionati di lirica e trovano che “La bohème” sia un interessante discorso sulla condizione femminile, il padre sbotta: “ma questi non sono figli miei, sono figli di Nanni Moretti”. La seconda tocca a un ragazzino che si imbosca in camera con la ragazzina. Il padre di lei fa irruzione senza bussare, li trova tra le lenzuola, per darsi un contegno invita il moroso a fermarsi per la cena: “no, preferisco andare a casa, dopo mi viene sonno”. Per diventare “ex” insopportabili, si allenano fin da adolescenti, come la Battuta Notevole Numero Due dimostra. Assieme a una storia tra studenti ambientata chissà perché tra Parigi e la Nuova Zelanda, con ampio uso di skype, senza altra funzione drammatica (o romantica, o comica) che far pronunciare a Cristiana Capotondi qualche battuta in francese, farla affacciare da un appartamento con vista sul Moulin Rouge (il topo Remy di "Ratatouille” aveva la vista sulla Tour Eiffel, non vogliamo essere da meno), dando un tocco internazionale alla commedia romantica. Dopo “Notte prima degli esami”, che nessuno voleva e che sbancò i botteghini, il regista Fausto Brizzi e gli sceneggiatori Marco Martani e Massimiliano Bruno hanno preso a modello “Love Actually”. Vuol dire tante storie intrecciate, attori di nome anche in piccoli ruoli, lacrime che diventano risate e risate che diventano lacrime. E gli ex morosi, gli ex fidanzati, gli ex mariti erano un buon terreno di gioco, non inferiore al Natale per tasso di litigiosità unita alle smancerie che furono. Resta un problema, anche fatte salve le differenze tra cinema italiano e il cinema anglosassone (due problemi: apprendiamo in questo momento che Fabio De Luigi è stato paragonato a Peter Sellers, siamo ancora tramortiti). Si chiama lentezza. Battuta, lunga pausa, respiro, sguardo intenso prima che arrivi la battuta successiva, altra pausa, sguardo vagante, altro respiro e finalmente la risposta, non si addicono né alla commedia british, né alla commedia all’italiana, né alle romanticherie inacidite. Poteva durare mezz’ora meno, senza gli assolo concessi alle stelle del cast.

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